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Giovanna ogni mattina alle 8 porta da mangiare ai suoi cani, in un rifugio a Japigia. Con lei, due collaboratori con i quali condivide una passione che dura da più di dieci anni. Una passione che si chiama “Ada onlus”, associazione che assiste cani abbandonati. Pochissimi volontari (solo nel fine settimana) e sei braccia costanti che quotidianamente sfamano i tanti amici a quattro zampe divisi tra Japigia e la zona industriale.\r\n\r\n”Ci occupiamo di quasi trecento cani” – racconta Giovanna Vitale presidente dell’associazione. E aggiunge: “Il comune di Bari ne riconosce la paternità ma provvede solo in parte al loro sostentamento. Parliamo di un euro a cane ogni sei mesi. Che tradotto significa dover provvedere personalmente alle esigenze dei nostri cani”.\r\n\r\nMa facciamo un passo indietro. La città è sprovvista di un canile municipale. Per essere più precisi, il comune ha già stanziato 9 miliardi delle vecchie lire per realizzare un canile municipale oggi diviso in tre 3 lotti da 200 cani l’uno. Due di questi lotti sono occupati dai cani di quattro associazioni. Il terzo è – inspiegabilmente – abbandonato al degrado. E non solo. “Non abbiamo mai avuto dalla Asl le autorizzazioni necessarie e andiamo avanti solo con le ordinanze sindacali”, puntualizza Vitale. “Abbiamo – quindi – deciso di chiedere aiuto a un avvocato perché il comune continua a gestire questa vicenda nella totale illegalità”.\r\n\r\nL’associazione Ada, quindi, tiene ancora una parte dei cani raccolti dalla strada in un rifugio a Japigia, in attesa di un trasferimento che – a dire della presidentessa – non arriverà mai. “Abbiamo più volte chiesto l’intervento dell’attuale assessore comunale all’ambiente Pietro Petruzzelli e a Vincenzo Campanaro, direttore della Ripartizione ambiente, ma non abbiamo mai avuto risposta”. La Vitale non usa mezzi termini: “Il randagismo è nuovamente un fenomeno diffuso soprattutto da quando una nuova normativa prevede che noi non possiamo raccogliere dalla strada i cani in difficoltà, ma dobbiamo far intervenire direttamente gli accalappiacani”.\r\n\r\nE poi c’è il problema dell’abbandono, mai risolto. “Le adozioni – continua Vitale – sono troppo facili e molto spesso i cani tornano in canile”. Secondo la presidentessa in sostanza c’è una rete di staffetta, troppe le adozioni non controllate da nord a sud. L’estate ormai alle porte, non aiuterà.\r\n\r\nBari è una città a dimensione di cani, quindi? Per la Vitale no. Mancano la cultura e il rispetto verso gli animali e le carenze istituzionali ne sono la prova. E poi ci sono le associazioni che – in questa città – restano il punto di forza e che continuano a combattere contro una burocrazia ottusa che cerca di fermare anche i volontari e con un sistema che continua ad avere lacune inspiegabili.\r\n\r\n 


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1 COMMENTO

  1. Il canile di cui parla Giovanna è stato costruito malamente in una zona molto probabilmente ad alto livello di tossicità per via di chissà quanti e quali rifiuti industriali sotterrati in modo del tutto illegale della fabbriche dagli anni 50 ad oggi. I nostri cani di stanno ammalano e…magari i contributi arrivassero ogni sei mesi! !! Inoltre ci vengono defalcati da essi 800€ in nome di un fantomatico affitto visto che la struttura non è del comune ma appartiene all Asi. …insomma questa amministrazione sta demolendo un poco tempo tutti i traguardi raggiunti finora grazie a noi onlus che agiamo esclusivamente per amore degli animali e non per interessi economici… chiediamoci come mai il comune preferisce affidare i cani più spesso ad associazioni private tipo Maphia che a noi…Che costiamo molto meno e accudiamo davvero i cani con quei soldi

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