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BARI – Il pm della Dda di Bari, Roberto Rossi, ha presentato ricorso contro la scarcerazione del 23enne afghano, Hakim Nasiri, accusato di terrorismo internazionale e rimesso in libertà dal giudice dopo 48 ore per carenza dei gravi indizi. Il pm ha anche impugnato il rigetto dell’arresto nel confronti degli afghani Surgul Ahmadzai e Qari Khesta Mir Akhmazai che erano invece sfuggiti alla cattura. Secondo l’Antimafia barese “il punto fondamentale è quello del passaggio dall’adesione ideologica al compimento di condotte concrete di supporto al terrorismo”. Il pm sostiene che vadano valorizzati i video e le foto trovate nei telefonini degli indagati “spiegabili solo – scrive la Procura nell’appello – nella prospettiva di sopralluoghi di obiettivi con presenza di folle di persone in poco spazio (tali che un eventuale attentato provocherebbe un numero elevato di vittime) o obiettivi militari”. Nell’atto di impugnazione vengono elencati gli indizi a sostegno dell’accusa e i luoghi immortalati: centri commerciali, aeroporto, mezzi delle forze dell’ordine, hotel in Italia e in Inghilterra, foto con personaggi istituzionali (il selfie di Nasiri con il sindaco di Bari, Antonio Decaro).\r\nNell’atto di appello, la Procura sottolinea poi l’importanza del materiale informatico sequestrato che dimostrerebbe la disponibilità di armi. Secondo la Dda “l’imbracciare un’arma è indizio che va ricollegato alla documentazione inneggiante alla Guerra Santa e al compimento dei sopralluoghi” come “potenzialità della cellula a compiere atti terroristici”. In particolare, con riferimento alla presunta attività di indottrinamento e addestramento al martirio, il pm ricorda i file acquisiti che contengono “ipnotici canti nei quali si ripetono ossessivamente indicazioni per commettere attentati contro gli infedeli”. Per l’accusa “la visione continua e lo studio di materiale tratto da internet dal quale si apprendono nozioni dettagliate su tecniche di combattimento, tattiche utili a raggiungere clandestinamente le zone di conflitto, suggerimenti per attentati dinamitardi – ad esempio su come collocare ordigni o azionare mortai – è senz’altro una forma di auto-addestramento per il compimento di azioni violente, la cui finalità è da qualificare certamente come terroristica”.


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