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BARI – “Un sequel? Finché non riusciremo a creare un nuovo conflitto interiore del protagonista come nel primo film non se ne parla”. Gabriele Mainetti, regista romano di “Lo chiamavano Jeeg Robot” non vuole subito rimettersi dietro le telecamere per tornare a raccontare le avventure di Enzo Ceccotti, il supereroe della borgata romana interpretato da Claudia Santamaria.\r\n\r\nBissare il successo della pellicola, vincitrice di 7 premi David di Donatello e di diversi premi internazionali, non è del resto un’impresa semplice. “Per creare il nostro Jeeg Robot abbiamo pescato a piene mani dalla cultura manga giapponese più che da quella americana” racconta Mainetti. “Eppure alla fine il supereroe è semplicemente l’espediente per raccontare una storia di riscatto. Volevano che il nostro Jeeg Robot fosse l’eroe di tutti”.\r\n\r\nMainetti è stato ospite a Bari in questi giorni del Bgeek, la manifestazione dedicata al mondo del cinema, dei fumetti e dei videgiochi, organizzata dal 27 al 29 maggio al Palaflorio. Quella raccontata dal regista è quindi la storia di un riscatto, narrata nell’universo della borgata romana, tra bande criminali che si scontrano e i desideri di supremazia dei boss locali. “Enzo  Ceccotti non è proprio – prosegue – un eroe capitalista, rappresenta un po’ il mondo dei supereroi visto come facevamo da piccoli, quando credevamo che tutti potessero diventare degli eroi”.\r\n\r\nEppure, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, non è il robot giapponese creato nel 1975 il supereroe preferito da Mainetti: “Se proprio devo sceglierne uno è Hulk quello che da sempre mi ha più colpito”.


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