BARI – Dalle chiavi della città ricevute dall’allora sindaco Michele Emiliano ai fischi assordati e ai cori ostili di Bari-Catania. Dal paradiso agli inferi, sono stati anni difficili per chi – come Jean Francois Gillet – aveva trasformato Bari nella sua casa, nella sua vita, il suo presente e il suo futuro.

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Per lui quella maglia con il numero uno sulle spalle rappresentava una seconda pelle, tutto messo in discussione dall’accusa di aver venduto quella casacca, quei colori, per poche migliaia di euro. Oggi, però, Jean Francois Gillet, dopo la sentenza di assoluzione nel processo calcio scommesse, ha potuto assaporare una piccola rivincita. “Sono stati anni durissimi – dice a Borderline24 – di grande sofferenza per me, per la mia famiglia e per tutti quelli che in me hanno sempre creduto. Questa assoluzione certo non mi ripaga di tutto quello che ho perso”. Dopo essere stato indagato dalla Procura di Bari, disse: “Riconsegno le chiavi, voglio prima dimostrare che sono innocente e non ho tradito nessuno”. Detto fatto.

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Il portiere racconta il suo stato d’animo dal ritiro della nazionale belga, a Genk . “Ho perso tante occasioni – ricorda – compreso il Mondiale in Brasile, di tutto quello che ho dovuto subire, compresi i fischi e gli insulti dei tifosi del Bari per i quali ho dato dieci anni di vita e di carriera, di impegno fisico e mentale assoluto, senza alcuna caduta di tensione morale e professionale”. Ora è il momento di dedicare un pensiero a chi gli è stato vicino. “Posso solo ringraziare chi ha continuato a credere in me, mia moglie, i miei amici, il mio avvocato ma anche la gente che non ha mai smesso di aver fiducia in Gil. Adesso penso solo a questa avventura con la nazionale belga, agli Europei: a 37 anni (li compie tra qualche ora, il 31 maggio) è una grande soddisfazione e ho tutta l’intenzione di godermela sino in fondo”.

Bif&st 2019 Bari
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