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BARI – Il rapporto dell’Arti (Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione della Regione Puglia) non lascia scampo alle università pugliesi. Sono, infatti, sempre meno gli studenti che restano in Puglia: il 34,1 per cento sceglie di trasferirsi al Centro o al Nord. I dati dell’Arti, elaborati da Daniele Checchi, consigliere Anvur – l’agenzia indipendente che valuta l’insegnamento, la ricerca del sistema universitario  – e illustrati in un convegno all’Università di Bari, fotografano un sistema in forte mutamento.

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Dal 2004 al 2011 tra gli atenei di Bari, Foggia e Lecce si è registrata una contrazione del 22,2 per cento di immatricolazioni a fronte di un calo nazionale del 16 per cento. Considerando il periodo 2012-2013, dei 19.134 pugliesi che si sono immatricolati, 12.618 hanno scelto di restare in Puglia  (65,9 per cento), mentre 6.516 sono andati via.

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“Da anni noi studenti ci mobilitiamo in Puglia e in tutta Italia chiedendo politiche mirate per la salvaguardia degli atenei del Sud, a partire da quelli più in crisi – dichiara Nunzio Nardulli, coordinatore della Rete della Conoscenza Puglia – con l’acuirsi della crisi economica e sociale, la fuga giovanile dal Mezzogiorno è diventata una necessità per sfuggire al ricatto sociale che pesa sulle esistenze di migliaia di persone. Spesso i giovani scelgono regioni quali il Piemonte o l’Emilia Romagna perché hanno più possibilità di prendere la borsa di studio o il posto letto in alloggio. Le responsabilità sono da imputare anche ai Governi degli ultimi anni, che hanno scelto di dare priorità agli Atenei di serie A –  tra i quali di certo non rientrano quelli del Sud – facendo ricadere il principale sostentamento delle università meridionali sulle tasse pagate dagli studenti, con conseguenti limiti sulle possibilità di migliorare la qualità della didattica, degli spazi e dell’offerta formativa. Il tutto è aggravato dalla mancanza di un welfare studentesco, diretto e indiretto, sistematizzato e gratuito”.

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All’abbandono degli studi universitari corrisponde il tracollo, negli ultimi dieci anni, del numero di dottorandi: -41 per cento. In Puglia si registra la peggiore tendenza rispetto al resto di Italia. Dimezzati anche gli assegnisti: in Italia ci sono 24 assegnisti ogni 100 docenti, contro i 12 in Puglia.

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“Il dottorato di ricerca in Puglia – dichiara Pasquale Ricci, Associazione Dottorandi Italiani Puglia – è in crisi: con un rapporto di 0,3 dottorandi ogni mille abitanti ci collochiamo tra le ultime regioni in Italia (V Indagine Adi). Sussistono ancora dottorandi senza borsa che fanno ricerca in condizioni svantaggiose. Anche in questo caso la forte sperequazione nell’assegnazione delle risorse tra gli atenei del Nord e del Sud Italia limita fortemente il reclutamento di nuovi ricercatori. Gli ultimi tre cicli di dottorato hanno visto un forte decremento dei posti banditi e una conseguente emigrazione di potenziali giovani ricercatori verso il Nord Italia e l’estero”. L’Adi chiede quindi alla Regione di riavviare programmi di finanziamento del dottorato a livello regionale e di prevedere misure di sostegno ai dottorandi senza borsa. Oltre ad agevolare i contatti tra aziende e università.

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Il rapporto dell’Arti rileva però un dato positivo. Si registra tra gli studenti pugliesi una leggera flessione della percentuale dei fuoricorso: nel 2011 sono pari al 38 per cento, 5 punti percentuali in più rispetto al dato nazionale, ma comunque inferiore a confronto con gli anni precedenti.


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