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9 ottobre 1963 ore 22:39: un errore umano annunciato. Una frana di 260 milioni di m³ si stacca dal Monte “Toc” – abbreviazione della parola friulana “patoc“, “fradicio” – riversandosi nel bacino all’interno della diga del Vajont. Inevitabile la tragedia. La struttura della diga rimane intatta, tuttavia la violenza dell’impatto della frana da vita a un’ondata che in pochi attimi si riversa nella valle distruggendo tutto quello che incontra durante la folle corsa. Il fango che si riversa violento nella valle prende così il posto delle strade, distruggendo le vie di trasporto, i mezzi di comunicazione, insieme al bestiame e ai campi. Di qui la tragedia che ancora oggi, a distanza di 53 anni, è ancora viva nella memoria di tutti. Un disastro che ha raso al suolo Longarone (Belluno) con una conta di circa 2000 vittime.

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Così ricorda la tragedia Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, in un Comunicato Stampa:

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Il disastro del Vajont, accaduto il 9 ottobre 1963, è impresso nella memoria collettiva dell’Italia come uno degli eventi più dolorosi del dopoguerra. Alle vittime dedichiamo un silenzioso ricordo, ai vivi un ringraziamento sincero perché la loro tenacia e determinazione sono di esempio per tutti e hanno riportato la vita dove la vita era stata spazzata via una sera di oltre cinquant’anni fa”.

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Chi visita oggi queste valli – prosegue Zaia – vede chiara la volontà dei suoi abitanti di conservare la memoria di ciò che hanno subito, ma anche e soprattutto di guardare avanti. La ricostruzione non è stata solo quella edilizia, ma è stata anche di una comunità fortemente ancorata alla sua identità locale, all’appartenenza territoriale basata sulle esperienze di vita e sui ricordi, sulle relazioni sociali ed economiche”.

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Il Vajont – aggiunge Zaia – ha significato morti, famiglie distrutte, case spazzate via, danni immani e oggi più che mai, anche se sono passati decenni da quei tragici eventi, ha reso evidente che la messa in sicurezza del territorio deve rappresentare una priorità. Il Vajont resta in questo senso una lezione tremendamente attuale e un richiamo che vuole fare da cassa di risonanza ad un grido di disperazione per troppo tempo inascoltato”.

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Ecco perché oggi come ieri è importante ricordare – conclude il presidente veneto – e contribuire a fare in modo che anche le generazioni più giovani, che non hanno visto, possano percepire la portata sconvolgente di quanto è accaduto”.


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