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Auto sui marciapiedi, a ridosso delle scale di accesso ai reparti, macchine davanti ai bocchettoni utilizzati dai vigili del fuoco in caso di incendio, moto ferme nell’area riservata ai pompieri, vetture che ostruiscono del tutto alcune vie di fuga. Benvenuti nell’area dell’istituto oncologico Giovanni Paolo II, un’area che dovrebbe essere “verde”, libera dalle auto, una zona dove i pazienti dovrebbero poter passeggiare tra i giardini e fermarsi a leggere un libro sulla panchina senza essere “soffocati” dai gas di scarico. Ed invece, paradosso, anche i viali dell’ospedale oncologico ogni mattina si trasformano in una giungla di auto e moto parcheggiate un po’ ovunque, a dispetto di cartelli di divieto di sosta, di fermata e in barba persino a scivoli per disabili e marciapiedi.\r\n\r\n

\r\n\r\nEppure, a pochi passi del Giovanni Paolo II ci sono un parcheggio interrato e l’autosilo, ma evidentemente percorrere qualche centinaio di metri procura “troppa fatica”. Peccato che in molti dimenticano che il Giovanni Paolo II è un ospedale, per di più dove vengono curari i pazienti ammalati di tumore che di tutto avrebbero bisogno tranne che di respirare gas di scarico. Che già non mancano, visto che l’Istituto sorge in un’area altamente trafficata. Davanti all’ingresso dell’ospedale ci sono sbarre e uomini della sicurezza che dovrebbero limitare le entrate, ma non basta.


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