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Pierpaolo Martiradonna, 40enne barese, vive a New York ormai da più di dieci anni. Oggi è un architetto affermato ma non ha mai dimenticato la sua “baresità”.\r\n\r\nDa Bari a New York come è cambiata la tua vita?\r\n\r\nRitmi. Tutto diverso. Tutto basato sull’efficenza e la produttività, purtroppo anche le relazioni. Tutto è rapido e superficiale. Tutto cambia velocemente: la città, le persone, il lavoro, la casa, la findanzata, il cane. Però è il paese delle soddisfazioni personali e delle opportunità, premia l’impegno e il lavoro.\r\n\r\nCosa hai portato a New York della tua baresità?\r\n\r\nHo portato senz’altro la curiosità e lo scetticismo per il nuovo, quell’entusiamo (prudente) con cui sono cresciuto a Bari. Questa forma mentis mi ha aiutato molto nel contesto di New York, dove le opportunità si affacciano e sta a te prendere o scartarle. Ho portato con me una serie di vocaboli che sono intraducibili e che esprimono al meglio stati d’animo e situazioni; non riuscirei a commentare una notizia positiva senza un “moh”, non riuscerei a far capire che ho fretta senza un “mhe” e non potrei assistere a una caduta senza un “awwand”. Nella sfera professionale ho anche la fortuna di lavorare con un altro barese, quindi mantengo vivo il mio rapporto con il dialetto (e con i ritmi lavorativi di New York, vi assicuro che aiuta).\r\n\r\nCome vive un barese fuori dalla sua terra?\r\n\r\nVive e si circonda di pochi (nuovi) amici, non perde mai i contatti con gli (vecchi e veri) amici baresi. Vive con il desiderio di tornare a Bari ma in vacanza e con la voglia di sentire i sapori di sempre. Vive con l’invidia di un’ estate di sole e bagni.


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