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“Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura”. (Edvard Munch)

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Tra i quadri più famosi della storia dell’arte, l’Urlo di Edvard Munch fu dipinto in quattro versioni tra il 1893 e il 1910, diventando, nel tempo, una delle icone-feticcio più sentite del contemporaneo. L’immagine – che tutti conosciamo – è tratta dall’autobiografia psichica del pittore, che descrive l’episodio prima nei suoi diari e successivamente nella forma lirica qui riportata, segnata sulla cornice della versione del 1895. Pur nelle evidenti differenze che caratterizzano la serie di dipinti – ribattezzata dell’autore Il fregio della vita – comune e ricorrente è il senso di angoscia che dal personaggio centrale contagia il paesaggio. Il soggetto, la cui forza non manca di catturare l’attenzione dell’osservatore, è una trasfigurazione umanoide della disperazione stessa, deforme e immateriale come un fantasma. Le linee fluide che caratterizzano personaggio e paesaggio – inoltre – si contrappongono in maniera visiva e concettuale ai due personaggi sullo sfondo e al ponte stesso, che taglia in diagonale l’intera immagine. I due amici “che continuavano a camminare”, allontanandosi dal pittore, non fanno che aumentare il suo senso di inspiegabile sgomento, colto all’improvviso, durante una passeggiata, da una profonda angoscia, un sentimento totale e totalizzante che unisce Uomo e Natura. Il cielo, così, inizia a grondare sangue e il fiume si trasforma in cupe arterie cariche di materia oscura, deformi come in una proiezione viziata dalla follia.

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L’Urlo è accostato – nel video qua proposto – al brano The Great Gig in the Sky, quinta traccia dell’album The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. La scelta di Sebastian Cosor – che ha realizzato l’animazione – risulta particolarmente pertinente, sommando con successo l’impatto straordinario delle due opere d’arte. Quando la cantante Clare Torry – di cui sentiamo i virtuosismi canori – fu chiamata dai Pink Floyd per registrare il brano, le fu data come unica indicazione: “There’s no lyrics. It’s about dying”: quello che noi, oggi, ascoltiamo è un’improvvisazione basata sulle sue sensazioni. Le parti parlate disseminate all’interno del disco – inoltre – rispondono alla domanda che Roger Waters poneva ai suoi intervistati: “Are you frightened of dying?”. La morte e il modo in cui l’essere umano ne vive l’attesa sono dunque al centro della ricerca musicale e concettuale del gruppo britannico e nei pensieri del personaggio rappresentato da Edvard Munch sul ponte de L’Urlo. I due capolavori assolvono pienamente alla funzione dell’arte, trasformando in sublime bellezza uno dei sentimenti più oscuri della psicologia umana.


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