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Altri dieci casi. Altri residenti di Japigia e Madonnella ai quali è stato diagnosticato il mesotelioma pleurico, il tumore provocato dalle fibre in amianto. La denuncia è del comitato Fibronit. “Purtoppo – spiega Nicola Brescia, presidente del comitato – qui si continua ad ammalarsi. Sono coloro che da adolescenti abitavano proprio in questa zona e che hanno inalato le fibre di amianto disperse nell’aria dall’azienda. L’altro giorno – continua Brescia – è morta una persona a Roma: aveva vissuto da giovane a Japigia”.

Mentre sono in corso i lavori per la bonifica permanente dell’ex fabbrica della morte, il comitato chiede alle istituzioni una maggiore attenzione.

“Si parla di 400 vittime, ma secondo me si arriva anche a 600 – continua Brescia – comprendendo operai e residenti. Insieme all’associazione vittime dell’amianto, chiediamo proprio su Bari un centro specializzato sul mesotelioma pleurico, perché purtroppo non basta la malattia, ma molti si trovano ad affrontare dei viaggi della speranza”.

Tra le mete i centri di Padova e Brescia. “Qui vengono effettuati interventi per garantire una sopravvivenza più o meno lunga – prosegue Brescia – purtroppo non si può nascondere che di mesotelioma si muore. A Bari non c’è abbastanza esperienza ed invece bisognerebbe creare dei centri specializzati. Sembra quasi che qui si sottovaluti questo cancro”.

La Fibronit fa quindi ancora paura. “Ogni giorno riceviamo telefonate di persone che si allarmano quando vedono delle polveri spargersi nell’aria – conclude Brescia – si ha timore della dispersione. Questa bonifica regalerà alla città un parco della memoria, un parco che non farà più paura”.


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