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Il convegno internazionale di studi “La Disfida di Barletta: Storia, Fortuna, Rappresentazione“ si è tenuto l’11 e il 12 febbraio, nella Sala Rossa del Castello di Barletta e poi nella Pinacoteca De Nittis (Palazzo Della Marra), nella cittadina nord-barese. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Regione Puglia, dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, di quella della Basilicata e di quella di Foggia; e il contributo del Centro di Studi Normanno-Svevi dell’Università di Bari, dell’École Française de Rome, dell’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma – CISC, dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, della Società di Storia Patria per la Puglia, sezione di Barletta “S. Santeramo”.

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I lavori si sono aperti con i saluti di Ruggiero Mennea, consigliere della Regione Puglia, il quale ha rassicurato sul fatto che, dopo i fasti del Cinquecentenario del 2003, “una Disfida non può essere dimenticata o trascurata”; quest’anno la due giorni è stata all’insegna dello studio e della curiosità, ricercando il sostegno delle associazioni. Mennea ha pure riportato l’opinione del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per il quale la Disfida deve rientrare tra gli eventi principali della nostra regione. Il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, ha espresso apprezzamento per l’arrivo di studiosi dalle diverse parti d’Italia e da Francia e Spagna. Col loro lavoro si restituisce una dignità non solo legata all’aspetto folcloristico e spettacolare (che è certo importante sotto il profilo turistico), ma ci si muove verso un recupero dell’identità della città rispetto alla Disfida. Sergio Chiaffarata, presidente dell’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi, ha ringraziato Barletta e tutti coloro che si sono spesi per il convegno: senza un lavoro di équipe, interdisciplinare, non sarebbe mai stato possibile realizzare qualcosa del genere. Barletta costituisce in questo un esempio per altre realtà pugliesi e si spera che anche a Bari si possano svolgere manifestazioni di questo tipo. Victor Rivera Magos, dottorando di ricerca dell’Università degli Studi della Basilicata, ha spiegato come Barletta sia un laboratorio, e che i 3 convegni programmati non sono che la punta di un iceberg: con l’obiettivo della valorizzazione del patrimonio, si sono recuperate parti consistenti del patrimonio territoriale finora poco note ai barlettani, e si sono anche assegnate borse di studio nelle discipline umanistiche. Fulvio Delle Donne, professore associato di Letteratura latina medievale e umanistica dell’Università degli Studi della Basilicata, ha poi spiegato come questo convegno non ha avuto carattere celebrativo e non è stato centrato sul duello: le fonti sono discordanti e non vi è alcun testimone oculare. La Disfida si colloca perciò anche nel campo del mito, ma non è per questo meno rilevante da un punto di vista storico: ebbe difatti una portata enorme già da subito, e per le sue valenze mitomotrici. Contestualizzare la Disfida da un punto di vista storico-filologico non è sminuirla, ma al contrario collocarla in un ambito ancor più prezioso.

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La prima sezione di contributi è stata presieduta da Massimo Miglio, presidente dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo. Il primo intervento è stato quello di Angelantonio Spagnoletti, professore ordinario di Storia Moderna dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari. Si è evidenziato un Mezzogiorno nel gioco delle grandi potenze dell’epoca, a causa della sua ricchezza e popolazione, e con le sue aristocrazie avvezze a schierarsi con uno dei contendenti e ad aspettarsi privilegi. Il secondo intervento, da parte di Victor Rivera Magos, ha riguardato fonti e problemi per lo studio della città della Disfida: la situazione della documentazione locale è fortunatissima (ma non manca mai la necessità di leggere e rileggere il materiale, e in futuro sarà possibile compiere ulteriori balzi in avanti). Si evidenzia una graduale rigidità dei casati presenti presso il massimo organismo cittadino dell’epoca, e la tendenza da parte della classe dirigente all’autoconservazione e alla perpetrazione dei privilegi locali. Il terzo intervento è stato quello di Francesco Storti, professore associato di Storia Medievale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. I presenti sono stati catapultati nel mondo dell’arte militare, tra costose armature a tutta botta, balestre e armi da fuoco, e senza dimenticare le complessità e le evoluzioni del diritto dell’epoca in materia. La Disfida nel ‘400-‘500 non era un evento come un altro, e Barletta all’epoca era una capitale, come lo potevano essere Napoli o Cosenza.

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La seconda sezione è stata presieduta da Alejandra Franganillo Álvarez, dottoranda di ricerca dell’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma, ed è stata incentrata sul tema della “fortuna”. Il primo intervento è stato quello di Sebastiano Valerio, professore ordinario di Letteratura Italiana dell’Università degli Studi di Foggia. Il relatore si è occupato del “mito” umanistico della Disfida, soffermandosi sull’importante figura di Antonio De Ferrariis, detto il Galateo. Il successo degli italiani li vede contrapposti ai francesi e al loro modo barbaro di fare guerra, facendo emergere il motivo del valore e della virtù dei primi, contrapposti al furore dei secondi. La vittoria appaga un senso di rivincita e ha un determinato valore ideologico: non si riconosce tanto una nazione italiana, quanto una comune civiltà latina, con le sue radici classiche e i valori dell’umanesimo. Nel secondo intervento, Jean-Louis Fournel, professore di Italiano dell’Université Paris-8 Vincennes-Saint Denis, si è occupato del “breve e perfettamente squilibrato” passo sulla Disfida di Barletta scritto da Francesco Guicciardini. Nel passo si parla poco del duello e molto di due protagonisti del conflitto franco-spagnolo, e stranamente l’autore non si occupa dell’aspetto del diritto. Dopo la pausa pranzo, a presiedere è stato Francesco Panarelli, professore ordinario di Storia Medievale dell’Università degli Studi della Basilicata. Nel suo intervento, Fulvio Delle Donne ha parlato della dimensione epica della Disfida e in particolare del passaggio sulla Disfida contenuto nel testo di Cantalicio (così era noto Giovanni Battista Valentini) sulle imprese del Gran Capitano Consalvo da Cordova. Pur senza avere lo spessore del Galateo o del Guicciardini, questi versi non mancano di interesse, costituendo quasi una parte a sé del testo. Vedono Ettore Fieramosca paragonato all’Ettore dell’Iliade, e non manca neppure un catalogo degli eroi. Anche qui c’è poi la contrapposizione tra gli Ausoni (italiani) e i Celti (francesi): l’Italia era sconfitta dalle armi straniere, ma vincente per civiltà. L’intervento di Guido Cappelli, professore associato dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, ha esordito col meccanismo psicoanalitico del racconto compensatorio: l’Italia che ha perso sotto il piano politico-militare, che ha perso la sua indipendenza, vede nella Disfida una compensazione della sconfitta. Il testo presentato è quello del quasi ignoto Giovan Paolo Certa, e si è tornati sul duello che precedette la Disfida di Barletta, che fu una carneficina con sette morti. Anche qui, la feritas dei francesi si contrappone alla humanitas degli italiani.

La terza sezione è stata presieduta da Pasquale Cordasco, direttore del Centro Studi Normanno-Svevi e professore di Diplomatica presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, ed è stata incentrata sul tema della rappresentazione. Duccio Balestracci, professore ordinario di Storia Medievale dell’Università degli Studi di Siena, nel suo intervento ha spiegato i termini di “un Risorgimento in anticipo di trecento anni”. Se la Disfida nel Medio Evo è cosa diversa da quella percepita dal Risorgimento, così la lettura dell’evento non fu uguale per tutto l’Ottocento: c’è sicuramente un fil rouge, ma le tinte degli anni ’40 sono ad esempio diverse da quelle carducciane. Tantissimi i temi toccati: la contrapposizione civiltà-barbarie e lo scontro di civiltà, il ruolo del traditore, il passaggio dall’antica gloria alla decadenza e alla rinascita, la consapevolezza dell’essersi scannati tra fratelli. È stato quindi il turno di Beatrice Stasi, professore associato di Letteratura Italiana dell’Università del Salento, che ha trattato dell’Ettore Fieramosca, libro di successo di Massimo D’Azeglio. Si sono evidenziate anche le  contraddizioni di un uomo che lavorò con la “febbre del bello, del poetico, e soprattutto colla fede di far bene” (I miei ricordi, II, XI). È seguito l’intervento di Manuela Gieri, professore associato dell’Università degli Studi della Basilicata. La relatrice ha trattato delle vite cinematografiche dell’Ettore Fieramosca. Il cinema italiano ha avuto subito una vocazione per la storia, e sono importanti per comprendere in che modo il film concorra alla costruzione del mito: non rileva tanto che siano aderenti al fatto storico, ma quale sia la loro configurazione ideologica nel contesto (anche perché, come si è visto, ricostruire quel fatto storico è difficile). L’intervento che ha concluso la serata dell’11 Febbraio è stato quello della dott.ssa Rosa Lorusso Romito della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Città metropolitana di Bari. La relatrice ha trattato della Madonna della Disfida, sulla quale figura il nome di Paolo di Serafino dei Serafini (e che presenta dall’altro lato un Cristo benedicente). Significativo per comprendere l’opera sarebbe il confronto con raffigurazioni emiliane, anche per via degli elementi molto innovativi (per la Puglia dell’epoca) che l’opera possiede.

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Nella domenica ci si è spostati dal Castello a Palazzo Marra: la quarta sezione, sul tema della dimensione artistica, politica e sociale, è stata presieduta da Cécile Troadec, dottoranda di ricerca dell’École Française de Rome. Dopo i saluti di Giuseppe Gammarota, assessore al turismo del comune di Barletta, è stato il turno di Sauro Casadei della Pinacoteca Civica di Faenza. L’intervento è stato centrato sulla figura di Tommaso Minardi, pittore e disegnatore: la produzione grafica del “principe dei disegnatori” è sconfinata. Fu assai apprezzato già in vita, e alla corte di ben cinque papi. Alcuni disegni di Minardi riguardanti la Disfida sono precedenti pure l’opera di D’Azeglio, per cui il relatore ha proposto che l’ispirazione venisse dall’Anonimo di Veduta o dal Guicciardini.

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Dopo la pausa, ha presieduto Ugo Villani, professore ordinario di diritto internazionale dell’Università degli Studi LUISS “Guido Carli” di Roma; il primo intervento è stato quello del dott. Adriano Antonucci, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, e ha riguardato un fatto controverso verificatosi nel 1931, cioè in piena epoca fascista. Si trattò di una reazione violenta della popolazione di fronte al tentativo di trasferire la memoria della Disfida da Barletta a Trani o a Bari, di “rubarne la gloria”. Seguì la repressione che costò 16 feriti, 2 morti e numerosi arresti. Secondo il relatore, se siamo di fronte a un fenomeno di municipalismo identitario, la situazione politico-economica sicuramente giocò un ruolo rilevante (durante i moti si gridò pure “pane e monumento”). L’ultimo intervento è stato quello della prof.ssa Antonietta Magliocca, presidentessa della Società di Storia Patria per la Puglia, circa il tema della rievocazione: dal Comitato della Disfida al Parco Letterario “Massimo d’Azeglio”.

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Durante la discussione, è emerso limpidamente il problema delle fonti, al quale già si accennava in principio, con l’intervento di Delle Donne. Molti sono i punti interrogativi, a partire da quello della circolazione delle stesse: quali fonti aveva a disposizione il Guicciardini, ad esempio? (Fournel). La Disfida non ha poi riscontro da un punto di vista diplomatico, e questo è un aspetto interessante; e con questa osservazione, nessuno nega che ci sia effettivamente stata (Storti). Le conclusioni sono state affidate al prof. Saverio Russo, professore ordinario di Storia Moderna dell’Università degli Studi di Foggia. Il relatore ha percorso i vari interventi, cogliendo pure come i diversi temi siano ritornati più volte: ad esempio quello della lettura della Disfida come retorica consolatoria che non sminuisce il valore ma declina il pensiero della sconfitta, che è elaborazione di questa e vittoria della humanitas sulla feritas.

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Infine, non si può non rilevare la grande attualità dei temi trattati durante il convegno: si è parlato più volte di post-verità, sia riguardo al relazionarsi tra storia e mito, sia rilevando differenze e analogie tra passato e presente; si è parlato di scontro di civiltà, si è parlato dell’importanza della memoria e della gloria. Non resta insomma che attendere la pubblicazione degli Atti di questa importante e stimolante iniziativa.


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