Sono passati nove anni da quando Dustin Lance Black e Gus Van Sant hanno raccontato con Milk un capitolo della difficile scalata verso il riconoscimento di parità e diritti della comunità Lgbqti. La coppia (artistica) torna sul tema con When we rise, una miniserie di sette puntate trasmessa dal canale americano Abc, dove raccontano i moti di Stonewall dal punto di vista di tre personaggi, tutti in qualche modo coinvolti nella difesa del gay pride nell’America tra anni Sessanta e Settanta: Roma Guy (Emily Skeggs/Mary-Louise Parker), Ken Jones (Jonathan Majors/Michael Kenneth Williams) e Cleve Jones (Autin P. McKenzie/Guy Pierce), l’attivista vicino a Harvey Milk, fondatore della San Francisco AIDS Foundation e ideatore del AIDS Memorial Quilt. Seguendo le vite dei personaggi, sin dalla loro giovinezza, Gus Van Sant prepara – nel pilota della serie – l’exploit storico della famosa rivolta di Stonewall del 27 giugno del 1969, che sarà oggetto delle puntate successive. Tra la fiction e il documentario – grazie alle immagini di repertorio che si alternano alle vicende private dei protagonisti – Van Sant si trova perfettamente a suo agio in questa prima puntata, aprendo la strada agli altri registi (tra cui lo stesso Black), con una narrazione sensibile, coinvolgente ed efficace. Lo stile di Van Sant è, d’altra parte, assolutamente riconoscibile e ben si adatta alla durata medio-lunga di un prodotto televisivo, in cui riesce a restituire – senza dilungarsi – il dramma di ciascuno dei personaggi e le cause dello sviluppo della loro coscienza politica.

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La violenza è presente quasi in ogni sequenza del pilota: non solo negli scontri di piazza e quindi nelle arroganti prove di forza della polizia, ma anche e soprattutto in quella sottile, devastante, distanza di colleghi e parenti, in una società che vede l’amore e l’attrazione per le persone dello stesso sesso come una malattia. Ancora, Van Sant e Black si soffermano sul costruzione identitaria del movimento femminista, descritto dallo sguardo lucido e disincantato di Roma, che non ne trascura limiti e contraddizioni. La protagonista affronta l’accettazione della propria omosessualità in una comunità ricca di conflitti, come quella dell’associazionismo femminile che – dopo secoli di prigionia domestica e matrimoniale – si prende carico della difficile missione della riforma delle coscienze, perdendo spesso e volentieri l’equilibrio. A interpretare una delle leader del movimento, la veterana Whoopi Goldberg.

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When we rise è stato proposto al pubblico in un periodo molto particolare della storia americana. L’ascesa della mentalità ultraconservatrice di Donald Trump ha messo in allarme tutta la classe intellettuale statunitense, compresi gli autori della serie. La ricca e famosa sinistra progressista di Hollywood e dintorni, vive con una certa urgenza la puntualizzazione della propria storia e dei propri valori: le sette puntate su Stonewall ribadiscono, dunque, un capitolo rivoluzionario nella storia dei costumi, la cui memoria deve costituire un punto fermo. Non più emarginazione, non più sofferenza, e tolleranza zero verso gli intolleranti.

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