Velocità, intensità, qualità. Dammi tre parole, tutte in rima, per una hit estiva che ai tifosi del Bari sta piacendo, eccome. Dopo Parma e Cremonese in Coppa Italia, stavolta a inchinarsi nella reggia luminosa, semivuota ma fervente, dello Stadio San Nicola (17.950 spettatori, di cui 7.765 abbonati, per un incasso di 112.992 euro) è stato il Cesena di Andrea Camplone. E’ finita 3-0 con reti di Improta nel primo tempo e di Galano e Tonucci nella ripresa. Unica nota stonata della ballad scritta da Fabio Grosso e intepretata dai suoi undici più tre efficaci coristi è stata l’infortunio di Cristian Galano (botta alla caviglia, entità da valutare nei prossimi giorni), pochi minuti dopo il gol del raddoppio.

L’ultima vittoria del Bari con tre reti di scarto risaliva al 20 settembre 1970, quando Diomedi, Pienti e un rigore di Marmo regalarono ai biancorossi il 3-0 sulla Reggina. Il successo ottenuto stasera dai biancorossi è stato altrettanto ampio, anche sotto il profilo del gioco. Il Cesena ha iniziato in maniera spavalda, ma il Bari con il passare dei minuti ha fatto valere l’ idea di gioco del “deb” Fabio Grosso (alla prima da allenatore in serie B) e la qualità degli interpreti, da Nenè a D’Elia, un motorino sulla sinistra, fino a Tello e Improta, che al 38′ hanno confezionato l’azione dell’1-0. Poco prima, Capradossi aveva provato a immortalarsi quale primo marcatore biancorosso del campionato, ma il palo aveva respinto il suo colpo di testa su angolo di Galano.

Se la rete del vantaggio è arrivata in maniera naturale, inseguita senza foga ma con serenità, l’uno-due maturato nella ripresa a firma di Galano e Tonucci è stato la traduzione numerica di una fase di partita spumeggiante. Da applausi l’azione del raddoppio, partita dalla destra e conclusa sul lato opposto, dopo una rete di passaggi Salzano-Improta-Nenè-Improta che ha irretito i cavallucci marini della difesa romagnola e consegnato a Galano la chiave del 2-0, a porta vuota. Gioia effimera, per l’esterno foggiano, che poco dopo è uscito per un colpo alla caviglia. Un sinistro dalla distanza di D’Elia, su schema d’angolo, ha trovato il colpo di tacco a centro area di Tonucci, che ha chiuso i conti di classe. Il Cesena, che Camplone avrebbe voluto più convinto, cattivo e aggressivo, può solo leccarsi le ferite. E recriminare su quel colpo di testa di Panico che, sullo 0-0, non ha trovato la porta da buona posizione.

Il Bari gioisce, in attesa degli ultimi colpi di mercato (domani la firma di Kozar, che stasera era al San Nicola). Sapendo che, intanto, le fondamenta sulle quali costruire sono già buone.

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