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In un lungo comunicato titolato “Acqua. loro il festival dei profitti. Noi la rete dei diritti”, il comitato pugliese Acqua bene comune attacca frontalmente sia la Regione che l’Università, per aver, rispettivamente, organizzato e ospitato in questi giorni (da oggi fino a mercoledì) il Festival dell’Acqua. Secondo il comitato, che si è battuto per il referendum del 2011, poi  vinto contro la privatizzazione della gestione dell’acqua pubblica “i mercanti dell’acqua organizzano a Bari la spartizione dei nostri territori attraverso il disegno di un grande acquedotto del sud (privato ovviamente)”.

Per questo “la risposta dei movimenti popolari al Festival dell’acqua è la Carta di Bari per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno. La Carta costituirà la piattaforma sulla quale organizzare la mobilitazione interregionale per bloccare questo progetto”.

A ciò si aggiunge un’iniziativa: “La nostra proposta – scrive il comitato –  è la costituzione di enti territoriali di diritto pubblico per la gestione del SII che preveda meccanismi di controllo e di partecipazione in coerenza con la volontà popolare espressa attraverso il referendum del 2011. Prendiamo atto che la Regione Puglia sceglie come interlocutori le multinazionali invece dei cittadini, spianando la strada alla privatizzazione dell’Acquedotto Pugliese e di tutti gli enti gestori del sud Italia. Una Regione al servizio delle lobbies di acqua, energia e rifiuti con Emiliano, come Vendola in passato, a fare gli onori di casa”.

Dopo le critiche alle istituzioni politiche arrivano anche quella all’università: “È sconcertante  – scrivono i responsabili del comitato – che l’Università, luogo della costruzione del sapere critico si presti a una operazione di propaganda legittimando cosi un sistema che antepone il profitto al diritto umano all’acqua. Loro il Festival dei profitti, noi la Rete dei diritti”.

 


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