È stata inaugurata questa mattina nel Museo civico, dove resterà allestita fino al prossimo 12 dicembre, la mostra “Gramsci. I quaderni e i libri del carcere”, realizzata dalla fondazione Gramsci, promossa e finanziata dalla Regione Puglia con il patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, del ministero della Giustizia e del Comune di Bari. Alla sua realizzazione hanno collaborato l’Archivio centrale dello Stato e la Fondazione Gramsci di Puglia.

I manoscritti dei 33 quaderni del carcere – provenienti da Londra, dove sono stati esposti nell’Istituto italiano di cultura – sono affiancati da una selezione di volumi appartenuti a Gramsci durante gli anni della sua detenzione.

“Un’emozione fortissima – commenta l’assessore alle Culture Silvio Maselli, intervenuto all’inaugurazione – è quel che si prova accostandosi ai quaderni originali vergati da Gramsci e ai libri che potè consultare nel carcere di Turi e nelle case di cura ove fu trasferito, quando ormai le sue condizioni di salute vacillavano. Non esiste pensatore italiano più necessario alla politica, all’economia, alle classi dirigenti come a quelle subalterne, di Antonio Gramsci. La ricchezza del suo pensiero, la forza delle sue riflessioni, sviluppate nella coercizione della detenzione che Mussolini ordinò ai suoi danni per impedirgli di organizzare le masse operaie del nord e contadine del sud d’Italia, dicono di una grandezza inarrivabile che ci inorgoglisce ospitare nel Museo Civico di Bari. Sempre più luogo di incroci, di studi, di valore culturale per una città che sta conoscendo un impetuoso sviluppo della conoscenza, che ci auguriamo possa sempre più coinvolgere le giovani e future generazioni”.

La mostra

I quaderni sono stati collocati all’interno di apposite teche e disposti nella successione cronologica stabilita nell’edizione critica pubblicata nel 1975 e confermata dall’Edizione nazionale degli scritti di Antonio Gramsci; essenziali didascalie forniscono indicazioni sull’oggetto esposto (misure e date) e ne illustrano il contenuto.

All’emozione di vedere i quaderni e i libri appartenuti a Gramsci si unisce la possibilità di sfogliare e ingrandire le pagine dei manoscritti attraverso schermi touch screen: le immagini dei volumi con i vari contrassegni carcerari (numero di matricola, timbri, autorizzazioni, ecc.) si potranno visualizzare sugli schermi, accompagnate da brevi giudizi di Gramsci tratti dai Quaderni e dalle Lettere dal carcere.

Si potrà ammirare la particolare grafia di Gramsci che, sebbene minutissima, risulta di facile lettura grazie alla sua regolarità e all’assenza di segni di ripensamento; si potranno confrontare le note di prima stesura – barrate dall’autore, ma sempre leggibili – con quelle ricopiate e rielaborate nei quaderni in cui volle trattare estesamente alcuni argomenti: il pensiero di Niccolò Machiavelli, la filosofia di Benedetto Croce, il Risorgimento italiano, l’americanismo e il fordismo, il folclore, la critica letteraria, il giornalismo, la storia e la funzione degli intellettuali italiani.

I quaderni

Gramsci ottiene il permesso di scrivere nel gennaio del 1929, mentre è recluso nel carcere di Turi dove sconta la condanna a oltre vent’anni inflittagli il 4 giugno 1928 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Inaugura il primo quaderno già l’8 febbraio 1929 e, sino al novembre 1933, quando lascerà Turi per una clinica di Formia, compilerà 21 dei 33 quaderni di annotazioni, traduzioni, appunti miscellanei. Ad essi consegna le riflessioni sulle cause che hanno condotto alla vittoria del fascismo e su una lunga serie di «quistioni» filosofiche, storiografiche e politiche che toccano aspetti fondamentali della modernità: l’apogeo e la crisi dello Stato-nazione, l’industrialismo, il rapporto dirigenti e diretti, la funzione degli intellettuali, le tensioni derivanti dall’unificazione internazionale dei mercati a fronte di una politica chiusa nei confini nazionali, la guerra mondiale e la nascita della società di massa, la funzione dei partiti e l’emancipazione delle classi subalterne.

Alla sua morte i quaderni sono inviati a Mosca dalla cognata Tatiana Schucht e tornano in Italia nel marzo del 1945.

I libri

Il Fondo librario Antonio Gramsci viene costituito nel marzo 1950, quando i volumi, fatti giungere a Mosca da Tatiana Schucht, rientrano in Italia a bordo di un piroscafo sovietico. A questo primo nucleo di libri e riviste si aggiungono presto quelli conservati dal fratello Carlo, mentre un cospicuo numero di volumi resta a casa della moglie Giulia e presso i familiari a Ghilarza. Il Fondo si compone attualmente di 763 volumi (tra libri, opuscoli e annuari) e 76 testate di periodici (con circa mille fascicoli). I libri che riportano contrassegni delle carceri di Roma, Milano e Turi sono poco meno di trecento. Si tratta in larga parte di pubblicazioni inviategli dalla libreria Sperling & Kupfer di Milano, presso la quale Piero Sraffa aveva aperto un conto a beneficio di Gramsci, e di libri provenienti dalla sua abitazione di via Morgagni a Roma, dove fu arrestato l’8 novembre 1926.

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