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I consiglieri comunali di Bari cambiano idea e fanno dietrofront. Inizialmente avevano annunciato di essere pronti ad individuare e pagare di tasca loro un grafologo che svolgesse una perizia per individuare chi ha scritto su una scheda, durante una votazione a scrutinio segreto, l’insulto sessista rivolto alla loro collega Irma Melini.

Si sarebbe dovuto procedere già ieri al sorteggio di un nominativo dall’elenco dei grafologi iscritti all’albo dei consulenti tecnici e periti del Tribunale di Bari. Un’operazione “a tutela dell’immagine e dell’operato dell’intero Consiglio comunale”, così veniva spiegato.

Ma i consiglieri hanno cambiato idea, niente perizia a proprie spese. Il motivo? Provano a spiegarlo in un documento: “Abbiamo appreso – scrivono – che la consigliera Melini ha presentato una querela per vilipendio all’istituzione comunale, offesa a pubblico ufficiale e diffamazione aggravata, ricevendo rassicurazioni dai vertici della Procura. Ciò stante risulta superfluo il ricorso ad una consulenza di parte, nell’auspicio che la Procura provveda a disporre una consulenza d’ufficio, ovviamente assai più autorevole e inconfutabile”.

Il nome del grafologo, alla fine, è stato estratto ugualmente ma non si sa ancora cosa verrà fatto. Intanto, nell’ormai caos più totale, a prendere una posizione netta è il presidente del consiglio comunale, Pasquale Di Rella, che con una nota scritta e protocollata oggi chiede a Melini di individuare lei stessa un perito iscritto all’albo per “procedere ad mmediata perizia calligrafica dei partecipanti alla votazione”. Sottoporsi alla perizia, però, sarà un atto non obbligatorio, precisa Di Rella che aggiunge: “Sono disponibile persino a sostenere l’intero costo della perizia”.

 


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