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La signora Maria ha 75 anni e abita con suo marito di 85 anni, invalido al 100 per cento, al quinto piano di una palazzina del rione Libertà, precisamente in via Dante. Maria sta subendo come migliaia di famiglie i disagi legati all’assenza di acqua, ma per lei la battaglia quotidiana è ancora più drammatica. Perché suo marito, che vive con un ventilatore polmonare, non può muoversi e ha bisogno di assistenza. Adesso anche per lavarsi la faccia.

“Siamo disperati – ci racconta – noi l’autoclave l’abbiamo, ma non si riempie. Perché sta sul terrazzo. E il condominio non vuole metterne una giù anche perché non c’è spazio. Noi come facciamo? Non si vive così”. Maria è pronta a rivolgersi ad un avvocato.  “Ogni giorno compriamo fardelli di acqua e li usiamo per lavarci. Ci laviamo come i gatti, ci bagniamo con un asciugamani. Non si vive così. Ho chiamato l’Aqp e non fanno che dirmi che dipende da noi, che dobbiamo chiamare l’amministratore. Ma nessuno vuole fare nulla”. Maria chiede che venga aumentata la pressione almeno di notte, per consentire all’autoclave di riempirsi.  “Non funziona nulla, il water, la lavatrice, nulla. Qui rischiamo che a mio marito venga una infezione. Non possiamo neanche lavare le maschere e i vari strumenti. Essendo al quinto piano l’acqua non arriva, perché, a causa della bassa pressione, si ferma nei piani precedenti dove non si registrano grossi problemi e ovviamente gli altri condomini la utilizzano senza preoccuparsi di chi non ce l’ha. Siamo noi a trovarci in questa situazione drammatica. Vi prego. fate qualcosa”.


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