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Sono 19 i pugliesi che sono morti tra dicembre e febbraio per colpa dell’influenza. Una pandemia di questa portata in Puglia non la si viveva da un decennio, basti pensare che i casi gravi sono ancora una quarantina. In tre mesi oltre 380mila pugliesi si sono ammalati, numeri alti se comparati – ad esempio – con quanto accaduto tra il 2016 e il 2017, quando il virus influenzale colpì complessivamente 183mila pugliesi e portò al decesso di 4 persone tra i 66 e gli 87 anni. Tutte le 19 persone decedute pe complicanze derivanti da influenza non erano vaccinate.

Dal 2010 ad oggi, i pugliesi morti a causa dell’influenza sono stati 107 e oltre 350 i casi ritenuti “gravi”. Fortunatamente l’ondata influenzale è passata, ormai la curva è in discesa e sotto la soglia del 6 per mille. A nulla sono serviti gli avvertimenti e i consigli a vaccinarsi, la Regione Puglia lo scorso novembre aveva lanciato la campagna “Non lasciarti influenzare” ma i pugliesi sono rimasti diffidenti. Erano 860mila le dosi  acquistate per arginare il propagarsi dell’influenza in Puglia, la Regione aveva puntato a raggiungere una copertura del 75% della popolazione ritenuta a rischio (over 65enni ma anche malati cronici), obiettivo minimo fissato dal ministero della Salute rimasto, però, lontano.

L’anno scorso non si superò il 58%, degli 852mila ultra65enni solamente 497mila si sottoposero alla vaccinazione, una fetta troppo esigua per impedire una eventuale pandemia. E pensare che sino al 2011 la Puglia era una delle regioni italiane con la maggiore copertura vaccinale, si riusciva sempre a oltrepassare la soglia del 70%. Poi è cresciuta, senza alcuna motivazione basata su evidenze scientifiche, la diffidenza.


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