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Il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi presentati dalle Regioni Abruzzo e Puglia contro il ministero dell’Ambiente e la società Spectrum Geo Lfd che così potrà riprendere le ricerche con l’air gun, la tecnica utilizzata dalle società petrolifere per trovare idrocarburi nei fondali del mare Adriatico.

Sia la Regione Abruzzo che la Puglia avevano chiesto l’annullamento  del parere di compatibilità ambientale rilasciato dal Ministero. In precedenza anche  il Tar Lazio, nel 2016, aveva detto no al ricorso di primo grado della Regione Puglia, che si era rivolta al Consiglio di Stato sperando in un ribaltamento della sentenza.

Contro le sentenze di primo grado sia l’Abruzzo, sia la Puglia, hanno presentato appello. La Puglia aveva tirato in ballo anche un progetto di ricerca sul monitoraggio e conservazione dei cetacei in Italia, e il principio di precauzione in base al quale non ci sono abbastanza elementi per dire se gli “air gun” sono rischiosi. Ma anche questo secondo tentativo si è rivelato inutile. “I motivi, – scrivono –  i giudici, sono in parte infondati e in parte inammissibili.” Le trivelle, possono dunque riprendere le ricerche in mare.

Coinvolta un’area di 30mila chilometri quadrati da Rimini a Termoli e da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme. I No triv accusano: “Rimaste ai margini della campagna elettorale, le trivelle irrompono di prepotenza sulla scena”.


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