Sono passati 28 anni dai mondiali di Italia 90, quando fu inaugurato il mega impianto del San Nicola, progettato dall’architetto di fama internazionale Renzo Piano. Fu battezzato come “l’astronave” per la sua forma particolare. Da allora lo stadio San Nicola ha cominciato via via una fase di decadimento a causa della scarsa manutenzione fino ad arrivare ad oggi: una struttura che secondo l’amministrazione varrebbe circa 40 milioni di euro ma che si ritrova incastrata tra burocrazia, delibere e incuria.

Lo stadio sta affrontando una vera e propria odissea che sembra proprio non aver termine. Ma procediamo con ordine.

I fatti

Lo stadio è sempre stato gestito dall’amministrazione comunale che per anni lo ha dato in concessione al Bari in cambio di un canone. Dopo diverso tempo si è deciso di intraprendere una nuova strada, quella della concessione gratuita ma in cambio della manutenzione. Una strada che va avanti ormai con proroghe e riconcessioni. A danno però di una struttura come quella del San Nicola che vede una manutenzione spicciola, giusto il necessario per garantire sicurezza durante le partite o i grandi eventi, mentre per la straordinaria, di circa 18 milioni di euro,  (ad esempio i petali dell’astronave che stanno pian piano cadendo ad uno ad uno) non si hanno certezze. Il Comune aveva pensato di affidare in gestione lo stadio ad un soggetto terzo, per cinque anni. Un bando che, dopo mille polemiche, si è deciso di sospendere (in attesa della revoca definitiva in Consiglio comunale nei prossimi giorni) perché la società del Bari, la FC Bari 1908, ha presentato uno studio preliminare di ammodernamento della struttura in project financing.

Il progetto di ammodernamento 

Lo studio di pre fattibilità proposto dalla Fc Bari 1908 per la ristrutturazione dello stadio San Nicola ha l’obiettivo di accorciare le distanze tra gli spettatori e il campo da gioco, rimuovere la pista di atletica inutilizzata e ridurre la capienza complessiva dell’impianto da 58 mila a 40 mila posti. Prevista anche la riduzione della pendenza dell’anello superiore e la creazione di skyboxes e aree business.

Sono quattro gli scenari previsti in accordo con la società della lega B che si differenziano per investimento economico, vincolo architettonico e problematiche relative alla possibilità o meno di poter giocare le partite casalinghe durante l’iter dei lavori. Il primo caso (come mostra la foto) riguarda l’avvicinamento delle tribune al rettangolo verde con un investimento complessivo da 120 milioni di euro. L’operazione garantirebbe il rispetto della struttura dell’anello superiore e del tetto che dovrebbe essere solo espanso in lunghezza. Senza implementare camminamenti e aree commerciali. E’ la soluzione più costosa (foto sotto).

Il secondo scenario prevede l’abbassamento del campo di gioco. Ben 13 metri di escavazioni in profondità e il pericolo di “ritrovamento di reperti archeologici” che comporterebbe ritardi. Tra le incognite l’utilizzo dell’anello inferiore con vie di fuga limitate e il mantenimento dei servizi igienici sottoterra. Il preventivo è di 120 milioni di euro (foto in basso).

Caso 2

Lo studio di fattibilità offre una terza soluzione: la demolizione e ricostruzione dello stesso impianto senza pista di atletica sullo stesso sito. Il costo scende (10 milioni per la demolizione più 100 milioni di euro per il rifacimento) ma i tempi sarebbero inevitabilmente più lunghi. A questo si aggiunge la necessità di inclinare fino a 36 gradi gli spalti per permettere una visuale ottimale.

L’ultima ipotesi è quella “suggerita” dalla società. La realizzazione di uno stadio nuovo su un’area adiacente, senza costi di demolizione e il progetto di un impianto tecnologico e a basso impatto ambientale. L’investimento si manterrebbe tra i 90 e i 100 milioni di euro. Ma in questo caso bisognerebbe capire che fine farebbe il San Nicola.

Cosa succede ora

Il gruppo di lavoro che si è istituito per affrontare la questione stadio ha sollecitato la società a presentare uno studio di fattibilità. La società ha risposto chiedendo al Comune di scegliere quale delle ipotesi sopra indicate sarebbe stata la più idonea. L’amministrazione ha ribattuto che non spettava a lei scegliere perché sul San Nicola vigeva un vincolo autoriale di Renzo Piano. Quindi la Fc Bari doveva accordarsi appunto con l’archistar. Circostanza messa in dubbio dalla stessa società in vista delle attuali norme sull’ammodernamento degli stadi e sulla concorrenza: si è deciso di interpellare quindi l’Anac per sbrogliare la matassa.

Nel frattempo? “Noi come Comune – spiega l’assessore allo Sport, Pietro Petruzzelli – abbiamo dato una proroga fino a giugno della concessione, con le stesse condizioni (canone gratuito in cambio della manutenzione). Vedremo cosa succederà, una volta che viene presentato lo studio di fattibilità avremo tempi certi”. E sul futuro della società l’assessore replica: “L’amministrazione osserva con attenzione quanto sta succedendo per poi, nel caso, effettuare le opportune valutazioni”.

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