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Dai container di viale di Maratona alle case di comunità. Oggi il Comune ha incontrato i 72 senzatetto che saranno ospitati nelle nuove strutture di accoglienza residenziali operative dal primo ottobre. Si tratta di alloggi, singoli appartamenti, camere in complessi abitativi che ospiteranno persone singole, coppie, donne sole o con figli e interi nuclei familiari. Sono servizi cosiddetti “a bassa soglia” che consentono agli utenti di vivere con i propri familiari in spazi adeguati rispetto al numero dei componenti, di cucinare, di disporre di indumenti e oggetti di proprietà, di lavare i propri abiti, di avere a disposizione un luogo per socializzare, di intraprendere un percorso di autonomia e inclusione sociale e, soprattutto, di restare liberamente al loro interno anche in orari diurni.

Gli utenti saranno supportati da un operatore sociale, uno per ogni 20, che si occuperà di garantire loro servizi di assistenza come l’orientamento sociale e sanitario, l’accompagnamento all’accesso agli strumenti socio-lavorativi e ai percorsi di inclusione sociale attivati dal servizio sociale professionale territorialmente competente. Gli ospiti potranno anche usufruire di colloqui con un legale e un mediatore linguistico, qualora siano presenti ospiti stranieri. Ogni Casa di Comunità sarà monitorata da un coordinatore.

Il percorso, avviato già all’inizio dello scorso anno, è stato costruito per garantire anche agli utenti più deboli dei servizi del welfare situazioni e spazi più consoni alla dignità della persona, che possano aiutarli ad intraprendere percorsi di inserimento sociale partendo dall’alloggio come elemento per la ricostruzione dell’esistenza.

Le strutture residenziali, individuate con avviso pubblico, sono 13, gran parte delle quali nella città di Bari, e offrono accoglienza a 271 persone (più 80 posti per le emergenze). All’avviso hanno partecipato le realtà del volontariato laico, cattolico e del privato-sociale mettendo a disposizione strutture in disuso, edifici abbandonati per lungo tempo e ristrutturati, ville e appartamenti di piccole dimensioni, tutti raggiungibili con i mezzi pubblici.

Inoltre i servizi delle Case di Comunità sono stati arricchiti da diverse attività progettuali: orti sociali, laboratori di educazione alimentare e sanitaria, corsi di italiano rivolti a migranti, percorsi di accompagnamento al conseguimento della patente di guida. In alcune strutture è presente la figura dello psicologo, che è una figura chiave in un percorso di ricostruzione dell’esistenza. Agli ospiti saranno, infine, assicurate visite mediche e odontoiatriche gratuite e a domicilio, grazie all’adesione alla rete del welfare cittadino di medici appartenenti alle associazioni di volontariato.

“Siamo al lavoro da quattro anni per restituire dignità a quanti vivono in condizioni di emarginazione da tanto tempo, non solo per motivi economici ma spesso per situazioni personali, familiari o momenti di vulnerabilità psichica – dichiara l’assessora al Welfare Francesca Bottalico -. La città di Bari, oggi, può ritenersi soddisfatta per aver messo fine a uno stato emergenziale, durato anche troppo tempo, e aver trovato una soluzione stabile e strutturata, decisamente più decorosa e rispettosa della dignità umana se paragonata a quelle del passato. E quei container, per quanto siano stati di supporto negli ultimi anni, rappresentano proprio quel passato. Finalmente abbiamo eliminato le condizioni di emergenza, pertanto quel campo non ha più motivo di esistere. Le persone ospitate lì finora potranno tornare a vivere con i propri familiari in appartamenti e camere confortevoli e sicuri, dotati di servizi igienici, cucina, lavanderia, impianti elettrico, idrico e termico, senza considerare quei servizi supplementari di carattere socio-sanitario che forse non hanno una grande valenza per quanti non vivono in condizioni di disagio, ma che invece rappresentano una ricchezza per tante persone in grave difficoltà”.


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