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Alle 9.30 di ieri mattina, a mezz’ora dall’apertura, il Centro per l’impiego di Bari era già sovraffollato. Sono stati staccati più di cento bigliettini per prenotare il proprio turno e si creano file scomposte. Con poche sedie disponibili l’attesa trascorre lenta: seduti per terra, sulle scrivanie o all’esterno sui marciapiedi in via Einstein. Alcuni passeggiano nervosamente, altri scelgono di ritornare poco prima della chiusura. Sembra inevitabile l’attesa di almeno 120 minuti. E questo succede ogni giorno, tra le proteste di centinaia di persone.

Il forte afflusso, che ha causato anche risse e ha reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine, è legato alla richiesta da parte dei disoccupati baresi di due certificati che dovrebbero servire per l’iscrizione ai prossimi corsi di formazione della Regione. Una procedura lenta, come esempio della burocrazia italiana. Questi centri territoriali, secondo gli annunci del governo M5s-Lega, saranno interessati da una profonda riforma propedeutica all’introduzione del reddito di cittadinanza.


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