Assemblea questo pomeriggio tra il sindaco Antonio Decaro e i dipendenti comunali preoccupati per le sorti della Cassa Prestanza, ente istituito nel 1927 con lo scopo di concedere agli iscritti sovvenzioni, forme di assistenza e buonuscite previo versamento del 3 per cento dello stipendio. Una cassa che però registra un buco di 25 milioni di euro. A fronte di un attivo di 3 milioni di euro (concesso dal Comune e duramente contestato dalla Corte dei Conti) c’è un passivo di 29 milioni e 466mila euro. Una cifra esorbitante che porterebbe come unica soluzione alla liquidazione della società.

Oggi il sindaco Antonio Decaro ha incontrato i dipendenti (sono circa 1300 quelli coinvolti) per prospettare le soluzioni del Comune, soluzioni che per essere operative devono ottenere l’unanimità dell’assemblea che gestisce la Cassa prestanza e dei sindacati.

Il primo cittadino ha elencato tutti i passaggi che hanno portato all’attuale situazione, da ultimo l’esposto alla Corte dei Conti perché i contributi erogati dal Comune in favore della Cassa avrebbero determinato un danno allo stesso Comune.  Tuttavia il Procuratore, fino ad oggi, non ha ravvisato forme di responsabilità poiché nessuno ha agito con dolo o colpa grave.
Ma da oggi la situazione cambia completamente. Infatti l’eventuale adozione di provvedimenti finalizzati a contribuire, con fondi pubblici, al bilancio della Cassa implicherebbe l’intenzionalità dell’azione, venendo così meno la buona fede.

Il Comune ha quindi proposto di procedere con la liquidazione volontaria che garantirebbe la restituzione del versato ai pensionati e la suddivisione delle somme residue in parti uguali in favore di tutti gli aventi diritto  (pensionati + dipendenti in servizio).   In questa maniera i pensionati recuperano il versato più una piccola somma.
I dipendenti percepiscono una piccola anticipazione del versato.

Quanto non rimborsato dalla liquidazione della Cassa verrebbe progressivamente restituito dal Fondo Welfare Integrativo. In tal caso sarebbe comunque necessario il contributo annuo del Comune pari all’85% del contributo massimo fino al 2027, per
poi ridursi al 70% a partire del 2028, al 30% dal 2038, fino ad azzerarsi dal 2043.

La restituzione dei contributi versati mediante l’istituzione del Fondo Welfare Integrativo consentirebbe al Comune di utilizzare la parte del contributo massimo di € 493.000,00 non utilizzata negli anni per soddisfare il fabbisogno della Cassa, per costituire un congruo fondo Welfare per tutti i dipendenti comunali. In questa maniera tutti recupererebbero le somme versate e verrebbe costituito un fondo cospicuo per i dipendenti. Ovviamente per procedere con questa strada c’è bisogno della firma di tutti i sindacati e dei pareri obbligatori degli enti che gestiscono la Cassa Prestanza.
“L’amministrazione è convinta di aver agito equamente e non chiede rinunce, pertanto è pronta a rispondere in giudizio del proprio operato”, ha detto ancora Decaro.

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