Nei prossimi sei anni, per via di Quota 100 e pensionamenti, la Puglia perderà circa 1.800 medici specialisti, in media 300 all’anno a partire già dal 2019. A lanciare l’allarme è l’Anaao, il rischio è di ritrovarsi con reparti del tutto sguarniti. “Perdere 300 medici in un anno equivale a svuotare un ospedale con circa 500-600 posti letto”, commenta il responsabile di Aress, Giovanni Gorgoni.

La situazione è talmente delicata che il governatore Michele Emiliano non esclude la possibilità di reclutare medici dall’estero, mentre l’Ordine professionale lancia l’appello: “Togliere il numero chiuso a Medicina non risolverebbe la carenza attuale di specialisti nel nostro territorio e finirebbe solo col far aumentare le fila di medici formati che emigrano al Nord o all’estero”, dice  Filippo Anelli, Presidente Omceo Bari, all’ipotesi avanzata da Emiliano di eliminare il numero chiuso alla Facoltà di Medicina.

“Al momento abbiamo diecimila medici “sospesi” in un limbo dovuto all’imbuto formativo: sono laureati ma non possono terminare la formazione e accedere al mondo del lavoro perché mancano le borse di specializzazione” spiega Anelli. “Chiediamo al presidente Emiliano di sostenere la proposta della Fnomceo all’interno della Conferenza delle Regioni e di chiedere al Governo un intervento straordinario per finanziare 10mila borse di studio per specialisti e per la medicina generale, introducendo il principio che ad ogni laureato in medicina debba essere garantito l’intero percorso formativo”, puntualizza Anelli – “Chiediamo inoltre interventi per colmare le disuguaglianze di salute e lo sblocco dei contratti per rendere attrattivo il lavoro nel servizio sanitario nazionale ed evitare che i medici preferiscano il privato”.

Il recente sblocco del tetto di spesa per il personale, con la parametrazione sui livelli del 2018 aumentati fino a un massimo del 5%, è servito a dare ossigeno soprattutto alle regioni del nord. Non risolve però il problema della carenza dei medici soprattutto nel Meridione. “Il ricorso ai medici in pensione, come sta avvenendo in Veneto, e ai medici stranieri è un pannicello caldo e non una soluzione”, conclude Anelli.

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