È stato condannato, ma i giudici hanno applicato la sospensione condizionale della pena e escluso l’aggravante del terrorismo. Su cosa si basa dunque il decreto del ministero dell’Interno che ritiene U.D., nigeriano di 23 anni, una minaccia per la sicurezza dello Stato? È una delle richieste che la Corte Europea dei diritti dell’uomo formula al Governo italiano nel caso del giovane straniero che adesso viveva a Bologna, per cui la Cedu ha sospeso l’espulsione e che il giudice di pace di Bari ha rimesso in libertà.

Sull’episodio è intervenuto il vicepremier Matteo Salvini. La Corte chiede inoltre al Governo se le autorità hanno esaminato la proporzionalità dell’ordine di espulsione, considerando gli effetti della stessa sulla vita privata e familiare del giovane, tenendo conto che il migrante, in Italia da 17 anni, ha passato la maggior parte della vita in Italia. L’espulsione è del 15 luglio, la Corte si è pronunciata il 16, poche ore dopo il ricorso dei difensori, avvocati Cinzia Brandalise, Alessia Lauri, Ettore Grenci.

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