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Allarme dalla Toscana: “Ci sono 31 morti sospette per il batterio New Delhi”

Pubblicato da: redazione | Mer, 11 Settembre 2019 - 16:32
Strumenti Laboratorio Chimico

Salgono a 31 i casi di morti sospette in Toscana per il cosiddetto superbatterio New Delhi. È quanto si apprende dall’Agenzia regionale di sanità Ars.

Tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019 in Toscana il batterio, che nei pazienti con sepsi ha una mortalità del 40%, è stato isolato nel sangue di 75 pazienti ricoverati con patologie gravi. Tra questi ci sono stati 31 decessi ma, è stato spiegato da fonti della Regione, questo non vuole dire, al momento, che ci sia un nesso causale automatico con la presenza del ceppo batterico: l’infezione potrebbe essere una concausa o non aver provocato la morte. Sono invece 708, al 31 agosto, i portatori del ceppo batterico ricoverati negli ospedali toscani, sui quali sono state applicate misure igieniche di contenimento. Da stamani, sul sito dell’Ars è pubblicato il monitoraggio sulla diffusione del batterio Ndm (New Delhi Metallo beta-lactamase) in Toscana.

Il sistema sanitario toscano «ha risposto prontamente» al superbatterio New Delhi, che «è stato posto sotto attento monitoraggio e sono state emanate tutte le indicazioni e le raccomandazioni valide per l’intero territorio regionale. Nessuna azione è stata minimante ritardata». Così l’assessore toscano al diritto alla salute, Stefania Saccardi, ha risposto in Consiglio regionale a un’interrogazione del capogruppo Fi Maurizio Marchetti sul batterio New Delhi in Toscana e sull’intervento del sistema sanitario toscano ritenuto dal forzista «tardivo». L’assessore ha inoltre informato l’aula che «entro breve lo screening tradizionale verrà sostituito da un test molecolare che garantisce più rapidità nella risposta» che passerà da due giorni a poche ore. Saccardi ha poi informato che «da oggi i dati si possono trovare sul sito dell’Ars: verrà pubblicato settimanalmente il monitoraggio dei pazienti degli ospedali toscani in cui è stato isolato il batterio». Infine l’assessore ha ribadito che non è possibile «individuare un nesso immediato tra decesso e presenza del batterio perché abbiamo molti pazienti che sono in condizioni di grave fragilità»

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