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E’ polemica sull’uso degli animali esotici in cattività per gli spettacoli circensi. A Bari, ieri 18 gennaio, all’esterno del circo Royal (in via Napoli) manifestanti e circensi si sono ritrovati a pochi metri di distanza, faccia a faccia. Si scrutavano come acerrimi nemici, divisi da idee diametralmente opposte.

Da un lato il Collettivo Nam (Nucleo antispecista militante) e gli attivisti dell’ex Caserma Rossani chiedono l’abolizione attraverso slogan, striscioni e cartelli per sensibilizzare il pubblico: “Si tratta di una pratica antica – commenta Claudia Ittorre – sono costretti a subire torture, fare movimenti innaturali vivendo una vita in gabbia. Nessuno si mette nei panni dell’animale”.

Poi un riferimento all’ordine del giorno presentato dal consigliere Livio Sisto che vieterebbe nel capoluogo pugliese l’esibizione di 12 specie esotiche tra cui ippopotami, tigri e delfini. “Non ha senso preferire 12 specie su tutte – continua Ittorre – mentre delle altre non si fa alcun cenno. Inoltre questi circhi anche se non potranno essere accolti in luoghi pubblici ma nessuna voce cita i centri privati, come gli ipermercati”.

Più conservativo l’approccio degli esercenti dello spettacolo viaggiante: “Ad oggi non c’è nessuna legge che vieta l’uso delle specie esotiche – spiega Nello Chiarello, responsabile marketing circo Marina Orfei -. Anzi c’è una norma nazionale, la legge 137 del 1968 che impone ai comuni di avere spazi pubblici per gli allestimenti circensi. Anche il Comune di Bari non la rispetta, infatti siamo su un suolo privato”.

Noi ci prodighiamo al massimo per la tutela e il rispetto degli animali – prosegue Chiarello -. I nostri sono tutti nati in cattività, nascono anche dei cuccioli quindi non vivono sotto stress. Perché ci devono obbligare a lasciare questa tradizione? Siamo uno spettacolo sempre sotto controllo con i tecnici Asl sia quando approdiamo in un paese sia quando andiamo via”.


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