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«Ho appena parlato con il mio consulente del lavoro, se avessi una pistola e il coraggio mi sarei già ucciso. Ma non avendo né l’una, né l’altro, lavoreremo finché dura». È lo sfogo che affida all’ANSA Antonio De Martino, gestore dello storico Bar della Posta, attiguo all’Ateneo di Bari. Il locale, a causa dell’emergenza Coronavirus e con le restrizioni imposte per contenere il contagio, sta perdendo clienti.

«Temo lo sfratto – afferma il gestore – per questo locale pago quattromila euro di affitto, ma da stamattina ho fatto solo 15 caffè. Il proprietario dell’immobile proprio oggi è venuto a ricordarmi che devo pagare l’affitto, ma come devo fare?». «Mi hanno rateizzato la bolletta dell’Enel – prosegue – ma da registrare scontrini per 600 euro al giorno siamo passati si e no a 150 euro. E mi reputo fortunato perché ho pochi dipendenti, ma altri, poco distante da qui, ne hanno 30». «È una tragedia – conclude – non sappiamo a chi chiedere aiuto».

In città questa mattina i bus viaggiano vuoti, i parcheggi periferici sono pieni per metà. Nei supermercati l’accesso è regolato per mantenere la distanza di sicurezza ed evitare il contagio. In un mercato di un quartiere a ridosso del centro, non tutti rispettano la distanza di sicurezza di un metro. Alcuni si lamentano e litigano: «Ma davvero dobbiamo mantenere la distanza, ma che dite…», afferma un giovane dopo che una signora lo rimprovera di starle «troppo attaccato». Il personale nei negozi indossa la mascherina, così come molti clienti. Le consegne a domicilio, spiegano nei supermarket, sono «aumentate in maniera esponenziale». In farmacia si attende il proprio turno sul marciapiede e all’anagrafe, questa mattina, si entrava in gruppi di cinque persone alla volta con accessi regolati dalla Polizia municipale. In un ampio parcheggio di scambio collegato con il centro città, le navette arrivano e partono vuote e, dei 750 posti auto, solo la metà sono occupati.


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