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Sono oltre 6 milioni i lavoratori italiani che accusano gravi ripercussioni a causa del blocco totale del paese consecutivo all’emergenza sanitaria del Coronavirus. I dati, emersi da un’analisi effettuata dalla Fondazione dei Consulenti del Lavoro, raccontano uno spaccato dello stivale che, con l’emergenza, ha messo in luce tante problematiche riguardanti le condizioni dei lavoratori – italiani e non – oltre che la mancata osservanza dei diritti nei confronti di alcune categorie. Queste ultime, tra cui gli operatori del terzo settore ma anche, purtroppo, i numerosi lavoratori a nero, dopo le sollecitazioni da parte degli attori sociali, sono recentemente state oggetto delle attenzioni del governo e rientrano, di fatto, nell’agenda politica di gestione dell’emergenza. Nonostante ciò, tuttavia, la sofferenza di alcune categorie persiste.

In Italia sono molte le persone che, senza stipendio, non riescono ad assicurare a sé stessi e alle proprie famiglie persino i beni di prima necessità. Molti lamentano l’esigenza di pensare ad altre soluzioni, poiché quelle varate dal governo non sono abbastanza per poter sopperire all’assenza delle entrate cui normalmente si poteva attingere. A questo va aggiunto, inoltre, che, maggiore è il tempo passato in casa, maggiori sono i consumi e le spese. Salve le attività che, secondo quanto scritto all’interno del decreto dello scorso 11 marzo, hanno il permesso di restare aperte, tra queste farmacie, negozi di generi alimentari e di prima necessità, molte sono le categorie di lavoratori che vedono la propria attività – e, dunque, i propri introiti – congelata.  Le categorie artistiche e sportive rientrano sicuramente tra questi.

Lo stop totale di manifestazioni, eventi, spettacoli, ma anche corsi e partite agonistiche e non, ha fortemente danneggiato i lavoratori del settore, per i quali è fondamentale restare attivi per accertarsi un’entrata e si ritrovano, adesso, a non avere alcun tipo di sostentamento economico o garanzie. Tra questi, solo per citarne alcuni, le maschere di cinema e teatri, i bigliettai, la vigilanza, gli addetti ai bar e alle pulizie, ma non solo: le ripercussioni sono molteplici anche nell’ambito dell’intrattenimento, per il settore socioculturale e sportivo e, dunque, anche per gli insegnanti di canto o strumenti musicali, allenatori, atleti, dirigenti e molti altri ancora. Anche per quanto riguarda il settore scolastico ci sono lavoratori a rischio, di cui però si sente parlare molto raramente: si tratta degli educatori con contratto a tempo indeterminato ciclico, assunti dalle cooperative per offrire supporto agli studenti con difficoltà, figure importantissime per quanto concerne l’inclusione degli stessi. Collegate al settore scolastico e universitario, sono, poi, cartolerie e copisterie, ma anche lavoratori, spesso privi di contratto, che si occupano di offrire ripetizioni e supporto per i compiti, o babysitter.

Tra gli educatori, sebbene appartengano a categorie diverse, vanno citati anche quelli cinofili e con essi tutti gli enti legati alla tutela dei diritti degli animali. Altro settore fortemente coinvolto è quello del turismo e, con esso, oltre le grandi aziende e le agenzie di viaggio, anche i controllori, le hostess e il personale di aeroporti e stazioni, ma anche gli stessi animatori impiegati nei villaggi turistici. Ad aggravare la situazione vi è lo stop di viaggi, gite e visite turistiche, da sempre un grande indotto per il paese, con conseguenze serie per le tante professionalità legate a questi ambiti: guide turistiche, operatori dei musei o dei settori alberghieri e, infine, le piccole botteghe. Anche in questo caso risulta strettamente connessa un’altra categoria di lavoratori: parliamo di camerieri, cuochi e baristi impegnati nel settore della ristorazione, che con la chiusura delle attività, hanno visto azzerarsi le proprie entrate.

Sono, inoltre, da citare i lavoratori del settore terziario, gli agenti immobiliari, le colf, le badanti, le estetiste e i parrucchieri, senza dimenticare tutti i lavoratori con contratto atipico, privi di contratto, o con partita iva. Insomma, la lista di coloro che in questo periodo stanno facendo fatica a tirare avanti è lunghissima. E, con loro, non solo professionalità, ma una fitta rete di persone, famiglie, tra cui bambini, in stato di disagio e che, inevitabilmente, vedono negati i propri diritti fondamentali.


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