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Pubblichiamo la lettera di una docente e musicista del Conservatorio di Bari, Maria Gabriella Bassi, e delle difficoltà di una quarantena “senza musica”.

QUARANTENA SENZA SPOTIFY- ( di Maria Gabriella Bassi °)
Prigione oggi, e chissà per quanto altro tempo. Prigione dorata certamente:cibo, acqua e Wifi. Nessun dubbio che il netsurfing sia diventato un bene di prima necessità, se non altro i nostri cuori separati si possono incontrare sulle lettere di una chat o magari in una videochiamata collettiva.

Ma il respiro resta affannoso: di prima necessità … toccarsi , restare vicini, guardarsi negli occhi che brillano … ecco questo mi pare di prima necessità. Se nulla di umano deve essermi estraneo, la vicinanza mi appare oggi un requisito ancora più indispensabile per assicurarmi esclusa dalla categoria dei robot. Ma qualcuno ce la toglie , in questo momento, la vicinanza fisica, la libertà di raggiungere un amato lontano per abbracciarlo, il privilegio di attraversare la strada per un bacio qualsiasi.
Attorno a questo nodo, questa primavera infetta si avvolge come su una bobina infinita.
Occorre stare soli.

Tutto quello che dagli antichi tempi del pensiero si è cercato di portare alla luce come caratteristica imprescindibile per noi umani- quella socialità irrinunciabile- noi oggi la dobbiamo mettere in un cassetto. Chiudere il cassetto e dimenticare la chiave. Forse un Conte o un Cinese un giorno ci avviseranno che potremo riprendere la chiave e girarla lentamente nella serratura.
Occorre stare in casa a qualsiasi costo.

Casa dolce casa?Il detto vale quando ritroviamo la nostra grotta dopo aver lottato tutto il giorno contro i dinosauri. In mancanza della specie estinta, quelle quattro mura sono una prigione per la nostra anima e per il nostro corpo.
E’ l’equilibrio che rende dolce il naufragare in questo mare, e con la bilancia che pende da un solo lato ci stiamo ammalando di solitudine. Sarà anche quella contagiosa? Al momento i dati sono incerti.
In questo panorama, dove troviamo il respiro dell’equilibrio? Faccio un breve sondaggio in rete, naturalmente, interrogando dapprima gli amici di sempre. E’ tutto un profluvio di canzoni ritrovate su youtube, magari quelle dello Zecchino d’oro oppure quelle dell’adolescenza. Mentre i più giovani si scambiano litanie rap degne di Ungaretti.
Mi fermo a riflettere: io respiro solo se accanto a me metto il jazz degli anni ’40 , mentre dalla finestra del vicino impazza Ciaikovsky a tutte le ore del giorno. Potrei sostenere le decine di giorni passati e quelli che ancora mi aspettano senza la musica? La risposta è assolutamente no. Molti risponderebbero come me e senza esitare. Ma mi interrogo sul perché.

Per respirare, spiegano gli scienziati, serve l’ossigeno e altre componenti che lascio volentieri enumerare a loro. Dunque, se l’ansia sale mi dovrebbe bastare un bel respiro. Magari un paio, in questo 2020 infetto.
Ma dopo qualche inspirazione non riesco a trasformarmi in Deepak Chopra, neanche se a suggerirmelo è la bionda insegnante di Pilates che mi sussurra i suoi trucchi per una buona tecnica di meditazione.

Direi anche che dopo qualche respiro mi manca il respiro, il cuore comincia a battere e a sentire la mancanza di tutto quello che sto perdendo. Accidenti , tutta questa respirazione mi fa ripiegare su me stessa in modo non proprio salutare, appena mi distraggo un attimo mi ripiomba addosso il mondo di prima.
Ma per fortuna il netsurfing mi porta sollievo e una playlist pare salvarmi la vita. Ricomincio a respirare .

Il suono sfumato della tromba, impastato ad una voce scura mi rimette in circolo la voglia di combattere.
Se immagino questa quarantena senza la musica potrei perdere la ragione. Mi domando il perché. Magari la risposta esatta potrebbe arrivarmi da Emiliano Toso sintonizzato sui 432 Hertz.
Vorrei chiederlo a qualche scienziato. O a qualche politico.
A quanto sembra, in questi ultimi anni sono stati tutti molto impegnati su altri fronti , e così anche i nostri governanti che oggi , dalla finestra di ubiqui spot televisivi , ci invitano a ( nell’ordine):

Leggere un libro
Guardare un film/ una serie televisiva
Parlare con la nonna
Ascoltare buona musica

Attendere che la nostra vita ricominci (su suggerimento dei Pokemon) Come mai nessuno ci invita a sopravvivere , che ne so , misurando il PIL dell’ultimo quinquennio o acquistando gli ultimi modelli Apple o ancora meglio programmando interventi di chirurgia estetica? E’strano, fino a ieri tutto pareva indirizzarci esclusivamente verso queste attività. Stiamo forse distinguendo quello che è davvero importante da quello che non lo è , e di cui però ci hanno riempito sinora il tempo disperdendo risorse? Ci stiamo rendendo conto di come destinarle davvero le risorse, nella cultura, nella crescita delle competenze?

Leggere un libro, guardare un film , ascoltare musica:  stanno forse invitandoci a sperimentare direttamente, e senza intermediari ,l’importanza della cultura non come qualcosa di superfluo come ci volevano far credere, ma di veramente essenziale?

Parlare con la nonna: stanno forse dicendoci qualcosa circa il vero valore della famiglia, non quello inutilmente gridato negli slogan ottusi, ma quello delle donne spesso sole che affrontano l’onere di gestire casa, lavoro, figli e spesso genitori? Quei nonni salva-Italia che ora sono soli in casa e hanno più che mai bisogno di conforto?

Attendere che la nostra vita ricominci : stanno forse invitandoci a rivalutare l’importanza della pianificazione, della programmazione, del coordinamento logistico?
Mai sottovalutare i Pokemon: e sarà per questo che hanno inserito l’altro spot.


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