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Un impegno nero su bianco del Mediocredito centrale sul futuro della popolare di Bari. È quello che hanno chiesto i sindacati al tavolo della trattativa con i commissari straordinari della Popolare di Bari che puntano a un taglio draconiano del costo del lavoro come elemento essenziale del piano di ristrutturazione dell’istituto.

I sindacati del credito sono presenti al tavolo di trattativa con i segretari generali a dimostrazione della delicatezza del dossier: l’accordo è parte essenziale del salvataggio della banca, condizione richiesta anche dalle Autorità per dare il via libera all’intervento di Mcc che contribuirà alla ricapitalizzazione con 430 milioni. Proprio Mcc, controllata da Invitalia, da quando è stata coinvolta in partita, a dicembre scorso, ha speso pochissime parole, molto generiche, su come intende rilanciare la principale banca del Mezzogiorno. I sindacalisti credono poco nell’idea di una banca d’investimento e in ogni caso vogliono garanzie scritte per non doversi ritrovare, tempo pochi mesi, a dover affrontare un nuovo tavolo di trattativa con richieste di ulteriori sacrifici da parte di un eventuale nuovo proprietario. I commissari della Popolare di Bari, Antonio Blandini ed Enrico Ajello, oggi, nel nuovo incontro con i segretari generali del credito, assistiti dai tecnici dell’Abi del Comitato sindacale guidato da Salvatore Poloni, dovranno portare dati concreti sui quali la trattativa potrà entrare nel merito. Dai numeri provvisori non è ancora chiaro ad esempio se c’è la platea potenziale per le uscite volontarie anticipate di 900 addetti anche considerando una finestra molto lunga per gli esodi.


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