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Saracinesche abbassate per le 57 cliniche italiane della multinazionale odontoiatrica Dentix che, dopo il periodo di lockdown, sembrano essere diventate vere e proprie sedi fantasma. Numeri verdi perennemente occupati e referenti trincerati nel silenzio sarebbero, infatti, gli unici riscontri alle tante richieste di contatto da parte dei pazienti.

Una situazione che allarma non poco l’intero bacino di utenza delle cliniche, il cui sistema di pagamento si basava sul versamento di anticipi in favore della società prima di ricevere le cure necessarie.  Sono, dunque, centinaia le famiglie italiane (tanti anche i baresi) che in questi giorni si stanno rivolgendo alle associazioni di categoria nel tentativo di comprendere la modalità in cui recuperare i soldi anticipati e Federconsumatori è ora al lavoro con l’Associazione Nazionale Dentisti per stilare un documento da presentare al ministro della Salute, Roberto Speranza, in occasione di un prossimo incontro: “Chiederemo che vengano stabilite regole certe e trasparenti per i privati che operano in questo campo. Di queste società ne sparisce una ogni sei mesi coinvolgendo migliaia di persone. È ora di dire basta – è, sul punto, il commento di Fabrizio Ghedini, responsabile nazionale per la Salute della Federconsumatori, che, rispetto al caso di Dentix, prosegue – In Italia la procedura fallimentare non è stata avviata, mentre in Spagna, dove c’è la società principale, sì. Il nostro primo passo ora è bloccare tutti i finanziamenti che sono stati sottoscritti essendo venuto meno il rapporto con la Dentix. Così i cittadini coinvolti potranno smettere di pagare le rate. Per chi invece ha versato dei soldi senza accendere prestiti bisognerà vedere se c’è il fallimento”.

Una trattativa che dovrà prevedere un intervento anche in relazione alle cartelle cliniche dei pazienti, attualmente in mano alla società: “Bisogna che ai pazienti siano restituite le proprie cartelle che documentano le cure ricevute per poi poter continuare altrove i trattamenti. Che purtroppo spesso sono costosi vista la carenza del servizio pubblico in questo campo. Speriamo che il ministro ci ascolti e proprio per dare forza al nostro operato abbiamo chiesto la collaborazione dei dentisti italiani”, ha concluso Ghedini.

Ne è nata anche una class action. “Io personalmente ho con loro un finanziamento e le cure non finite – ci racconta una delle persone coinvolte –  La clinica non ha ancora presentato istanza di fallimento, ci sono tantissime persone in Italia con le cure lasciate a metà e Dentix non risponde ai centralini. Ho un gruppo Facebook per una class action partito per la clinica di Impera ma ora è diventato gruppo nazionale”.


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