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Il Tribunale del Riesame di Bari ha annullato il sequestro preventivo, disponendo la restituzione di tutti i beni per quasi 40 milioni di euro, eseguito l’11 settembre scorso nella cosiddetta «operazione Prometeo», relativa a presunte indebite percezione di incentivi economici per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico.

Accogliendo il ricorso degli avvocati Michele Laforgia, Alessandro Dello Russo (Polis Avvocati) e Andrea Sticchi Damiani, i giudici hanno dissequestrato 10 impianti fotovoltaici a Gravina in Puglia oltre a immobili e denaro di 37 persone fisiche e 6 società, tutte indagate, a vario titolo, per i reati di falso aggravato e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il valore dei beni ammonta a 39 milioni e 730mila euro.

Il provvedimento patrimoniale da parte della Guardia di Finanza aera stato eseguito in 17 città in nove regioni (oltre che in Puglia, anche in Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Basilicata, Calabria, Abruzzo), dove hanno sede le società coinvolte e sono residenti gli indagati. Stando all’inchiesta coordinata dai pm Lanfranco Marazia e Marco D’Agostino, imprenditori, tecnici e funzionari pubblici avrebbero messo in piedi il complesso sistema di frode, realizzando nel territorio barese tre parchi fotovoltaici ma simulandone la frammentazione, grazie alla produzione di atti pubblici ideologicamente falsi, in dieci impianti fotovoltaici contigui, ciascuno della potenza nominale inferiore alla soglia di 1 Mw, «in modo tale – spiegavano gli inquirenti – da accedere al più agevole titolo autorizzativo della denuncia di inizio attività, trarre in inganno il gestore del servizio energetico e indurlo a corrispondere alle società incentivi economici non spettanti». ANSA


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