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Puglia, al Miulli donati turbanti colorati ai pazienti oncologici: tra i volontari Nancy Brilli

Pubblicato da: redazione | Lun, 21 Dicembre 2020 - 08:30
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All’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti una rappresentanza del Magna Grecia Awards, accompagnata da Nancy Brilli, Enrico Lo Verso e Giovanni Caccamo, ha consegnato dei turbanti come dono natalizio alle pazienti del reparto oncologico.

Si è svolta la prima iniziativa svolta dal Magna Grecia Awards, che apre la strada ad una serie di attività volte a sostenere l’impegno del reparto di Oncologia, ma anche delle associazioni presenti, che già si adoperano per alleviare le sofferenze a cui so no poste le donne e anche gli uomini che si trovano a combattere con la malattia.

“Tra le numerose attività che ci impegneremo a realizzare – ha spiegato Fabio Salvatore, patron del Magna Grecia Awards – potenzieremo la sala ‘Beauty’, già presente all’interno dell’ospedale e gestita dall’associazione Una rosa blu per Carmela, con tutto quello che ci sarà bisogno. Inoltre, metteremo a disposizione dei famosi makeup artisti che verranno di tanto in tanto”.

All’ospedale sono stati consegnanti i turbanti commissionati dal Magna Grecia Awards e realizzati dalla Plegs design di Carmela Palermo ed Enza Martellotta. La donazione è avvenuta alla presenza del Prof. Gianmarco Surico, direttore di Oncologia del Miulli e direttore della Rete Oncologica regionale, del Direttore sanitario Fabrizio Celani, della dott.ssa Letizia Laera, di altri medici e infermieri del DH Oncologico, oltre che delle pazienti stesse.

A termine di questo momento è stato donato da Giovanni Caccamo un momento musicale in una hall dell’ospedale. Il noto cantautore ha offerto a tutti i presenti, medici, infermieri e pazienti una sua canzone eseguita al pianoforte.

“Queste azioni hanno un valore fondamentale – ha affermato il Prof. Surico – perché la cura della neoplasie passa non solo attraverso la somministrazioni di farmaci, ma anche dalla vicinanza alla persona. In un momento di criticità in cui le pazienti e i pazienti sono sottoposti a delle violenze indotte delle terapie, dobbiamo cercare di alleviare nella maniera migliore il loro farsi accettare in vista di una restituzione di una vita normale. L’umanizzazione non è una parola astratta e momenti come questo lo dimostrano”.

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