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Si torna a scuola anche in Puglia, ma fino al 15 gennaio ci sarà la didattica a distanza per tutti con la possibilità, per le elementari e medie di scegliere comunque la frequenza in classe. È quanto stabilito negli scorsi giorni dall’ordinanza del presidente della regione Puglia Michele Emiliano. Una decisione che ha fatto discutere e ha, di fatto, diviso in due i genitori: quelli favorevoli al ritorno a scuola e quelli invece favorevoli alla dad.

Voglia di tornare alla normalità, ma anche paura nei confronti del momento storico e della probabilità, che un ritorno tra i banchi possa compromettere la salute di bambini, insegnanti e familiari, tra cui quelli più a rischio. Sono alcune delle tematiche sollevate dagli psicologi pugliesi Daniela Sannino e Antonio Di Gioia, i quali sono intervenuti per commentare proprio le reazioni dei genitori e capire le dinamiche di un momento che richiede un grande sforzo da parte di tutti gli attori coinvolti.

“L’incertezza sull’andamento dei contagi da Covid-19 e l’ipotesi di un rientro a scuola stanno mettendo, un’altra volta, in allerta le famiglie” – ha affermato la dottoressa Daniela Sannino, psicologa e psicoterapeuta – “Paura, ansia, rabbia ma allo stesso tempo desiderio di ritornare in classe per un graduale ritorno alla normalità, coinvolgono genitori e figli”.

“Alcune famiglie – si legge in una nota – considerano la didattica in presenza un rischio troppo alto al quale esporre i propri figli, altre invece sono favorevoli alla scuola in presenza, in quanto rappresenta una soluzione alle proprie organizzazioni per le esigenze di lavoro. Molti genitori, infatti, hanno dovuto riorganizzare la gestione delle attività quotidiane avvalendosi dell’aiuto, chi ne ha avuto la possibilità, dei nonni, zii, parenti. C’è, però, anche la paura del contagio dei nonni, soggetti più a rischio. Tutto questo aumenta l’incertezza e mette a dura prova la relazione fra pari e fra genitori e figli. I processi educativi, di interiorizzazione delle regole hanno bisogno di nuove modalità, di nuovi modi per affrontare la vita quotidiana e ragazzi e adulti possono, insieme, socializzare di più le paure, le tensioni. È il momento in cui gli adulti possono imparare dai ragazzi, accettare le loro proposte per gestire al meglio l’organizzazione di un quotidiano ormai cambiato”.

La scuola, quella in presenza, fatta di insegnanti, studenti, momenti di crescita sociale, è stata catapultata, in tempi straordinariamente rapidi, in un modello educativo alternativo, quello digitale.

“Fra qualche mese toccheremo l’asticella del primo anno, un anno che ha tracciato un segno indelebile nella crescita personale di tutti i nostri ragazzi” – ha affermato invece Antonio Di Gioia, psicologo e psicoterapeuta – “Hanno convertito le loro abitudini giornaliere ed hanno fatto i conti con nuove modalità di studio e di gestione del tempo. Seppur con numerose difficoltà legate all’utilizzo dei nuovi dispositivi tecnologici non sempre all’altezza delle esigenze, le famiglie hanno sperimentato un modello di didattica alternativo al quale non erano preparati, in molti casi, con serie difficoltà di organizzazione a causa, fra le altre motivazioni, degli impegni lavorativi”.

Molte famiglie, nei mesi di sperimentazione della nuova didattica, hanno dovuto chiedere deroghe, permessi e ferie al lavoro per rimanere a casa e seguire i propri figli nell’apprendimento scolastico. Una situazione che ha causato stress per l’intero nucleo familiare. Adesso si riaffaccia il ritorno alla didattica a distanza e non si ha contezza per tempo, non si conosce quando tutta questa situazione potrà fermarsi.

“Non solo modalità di apprendimento che, finora, non pensavamo potessero essere utilizzate per così tanto tempo, ma anche gli effetti del cambiamento dei processi di socializzazione, necessitano di uno sguardo attento da parte di insegnanti e genitori, per prevenire disagio causato da tutte le, seppur dovute, rinunce, fra le quali la mutata appartenenza ad un gruppo di pari” – ha concluso la dottoressa Sannino.


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