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“Adesso non ci sto piu, mi sono rotto le scatole di non poter lavorare. Ho fatto il cittadino modello, i miei colleghi mercatali ed io abbiamo rispettato le regole che ci avete imposto. Ci avete detto che non possiamo aprire i nostri banchi perché il mercato crea assembramenti, tanti dei nostri articoli non fanno parte dei beni essenziali. Il virus c’è, esiste e noi siamo stati pronti a fare la nostra parte per il bene di tutti, stiamo facendo i sacrifici ma ad una condizione, che non siano vani”. E’ lo sfogo di un venditore ambulante di Bari, Marco Colella, che annuncia che dopo Pasqua, dal 7 aprile, “qualsiasi sia il colore io aprirò”.

“Ieri – dice – altri 1709 contagi su 10919 tamponi, questo significa che i contagi non si sviluppano solo nei mercati, nei bar, nei ristoranti. Poi ci si trova ad affrontare la vita quotidiana, il piatto in tavola, le bollette e altre spese che servono per il sostentamento della famiglia. Le giornate passano e i contagi non diminuiscono, c’è qualcosa che non torna. Gli aiuti per le nostre chiusure non sono arrivati, la regione non ha soldi e il governo non ha soldi, tanto che per diminuire la platea per i ristori detta le sue condizioni, tanti di noi non rientrano. Il 16 maggio ci toccherà versare l’Inps e altre imposte e anche se non stiamo lavorando non potremo avere la possibilità di dirvi non abbiamo soldi per pagarvi”.

 


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