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“Mi spacco la schiena ogni giorno per portare il pane in tavola e questo è il risultato: ingiustizia e paradosso. Il vero caporale è la grande distribuzione organizzata”. A raccontarlo alla nostra redazione, senza trattenere la rabbia, è un agricoltore che, al fianco del Movimento Nazionale per l’Agricoltura, sta portando avanti la battaglia sulla crisi del prezzo delle ciliegie Ferrovia, ormai ribattezzate “l’oro rosso pugliese”. Dai prezzi troppo alti sui banconi dei supermercati della grande distribuzione all’assenza di consumo che porta molti agricoltori a scegliere “a malincuore” di lasciarle marcire piuttosto che raccoglierle. Sono solo alcune delle problematiche che vedono “l’oro rosso” e il settore agricolo ad esso affine investito da una crisi senza precedenti.

Le ciliegie, va specificato, vengono acquistate dai cerasicoltori a prezzi che oscillano tra 1,20 e 1,50 al chilo, ma vengono rivendute sulle bancarelle del Nord Italia e su quelle europee, tra cui in Svizzera dai 15 ai 34 euro. Un divario allarmante che vede, nel passaggio da ingrosso a scaffali della grande distribuzione, una grande anomalia nella quale viene meno, tra le altre cose, il profitto agli agricoltori ai quali non spetta neanche un decimo di quello che è, di fatto, il frutto del loro lavoro.  “Le nostre ciliegie le comprano a 1.50, ma nei supermercati si trovano a 5 euro per mezzo chilo – ha sottolineato l’agricoltore – non riusciamo davvero a capire come funziona. Ovviamente nessuno se le compra. Questo è il vero e proprio fallimento dell’agricoltura, settore che mantiene il prodotto interno lordo del paese, ma che viene dimenticato sempre con troppa facilità. Si parla spesso di sfruttamento e caporalato, ma il vero caporale chi è? Ci spacchiamo la schiena ogni giorno, investiamo soldi e vita nel nostro lavoro. Io, come i miei colleghi, se non mi ritiro a casa con un guadagno anche minimo sono morto. Come faccio a sfamare la mia famiglia?” – ha sottolineato evidenziando le problematiche di contorno dalle quali il settore non è esente.

Dal gasolio agricolo, ai fitofarmaci, “i costi – spiega ancora – sono aumentati tutti. Già normalmente non sarebbe giusto, ma in un momento in cui il prezzo delle spese che abbiamo è caro, è impensabile pensare di poter vivere in questo modo. Non ce la facciamo” – ha sottolineato. Quella delle ciliegie, va specificato, è una situazione particolare. Queste ultime infatti hanno un costo che già normalmente è elevatissimo per la raccolta. Si tratta, inoltre, di un frutto che cresce privo di copertura, dunque letteralmente “sotto il cielo” e in balia delle condizioni metereologiche (che l’anno scorso ha reso praticamente nulla l’annata a causa delle gelate). Tutte ragioni per cui, per gli agricoltori, è impensabile vendere sotto i costi di produzione

“E’ un enorme paradosso – ha commentato ancora – si raccolgono le ciliegie con costi già altissimi, ce le comprano a 1.50 e poi le troviamo nei supermercati anche vicini ai luoghi in cui le coltiviamo a 5 euro. Non è normale. Sul web girano barzellette che raccontano che per comprare le ciliegie bisogna fare un mutuo, tutto questo mentre noi ci spacchiamo la schiena. L’anno scorso c’è stata un’annata negativa, quest’anno invece è stata favorevole, anziché aiutarci supportando il settore a risollevarsi alimentando il consumo non stanno facendo altro che vanificare il nostro lavoro. Il prezzo delle ciliegie è a terra perché non c’è consumo, le ciliegie sono tante, nessuno le compra, a noi non conviene neanche più raccoglierle. Al posto di mantenersi su una soglia normale per fare in modo di incrementare il consumo e far stare bene tutti, hanno praticamente piegato il settore” – ha sottolineato specificando inoltre che i prezzi l’anno scorso erano a un euro in più rispetto a quest’anno.

Intanto, proprio ieri si è tenuto un incontro tra i sindaci e le associazioni nel quale è emerso il grido di dolore dei lavoratori del settore che vedono marcire, sotto i propri occhi, quello per cui hanno lavorato un’intera annata, e non solo. Ormai le spese di vendita non coprono quelle di produzione e, di fatto, l’assenza di un filo diretto con la grande distribuzione organizzata e le aziende di trasformazione, in aggiunta ai costi sempre più alti di burocrazia e sicurezza, vanno a ledere un importante fetta di mercato made in Italy. “Ormai i cittadini comprano i prodotti esteri – ha commentato ancora l’agricoltore – se al supermercato la ciliegia italiana costa 5 euro per mezzo chilo e quelle che provengono dall’estero 3 euro, la scelta è più che normale. Il danno è irreparabile e non solo nei nostri confronti. Bisogna creare una filiera controllata. La grande distribuzione deve dire quanto realmente paga il prodotto. All’interno della filiera mangiano 800mila persone, tutti devono guadagnare, noi anche. Dobbiamo portare il pane a tavola. La Regione e il Governo devono fare qualcosa” – ha concluso.


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