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“Un anno fa iniziavo l’esperienza di volontariato presso il canile sanitario e comunale di Bari. Un anno dopo, oggi, la sola certezza che sono riuscito a raggiungere è che quella di diventare un volontario del canile è stata la scelta migliore che io potessi fare”.  E’ il racconto di Andrea, un cittadino che ha scelto di supportare il lavoro del canile comunale di Bari “Il mio abbraccio libero” al fianco degli amici a quattro zampe. Una sfida difficile, ma anche ricca di lezioni importanti.

“Il giorno in cui ho iniziato non avevo idea di cosa avrei potuto fare in un canile, non avevo alcun tipo di aspettative – racconta –  ero pronto a giocare con i cani, a pulire gabbie, anche solo a tenere compagnia ai prigionieri. Da neofita profano non avevo assolutamente la minima idea di cosa mi aspettasse. Non immaginavo neanche lontanamente tutta la fitta rete di contatti, associazioni, volontari che effettivamente ci sono dietro la gestione dei cani. Pian piano ho iniziato a imparare, a capire la complessità di questa grandissima orchestra di persone che lavorano, amano e difendono cani e gatti (e qualsiasi altro animale)” – sottolinea.

Da qui sono iniziate le lezioni, prima le difficoltà della gestione, poi la dedizione agli amici a quattro zampe. “Soprattutto – prosegue – ho imparato ad approcciarmici e per questo devo ringraziare chi, ogni martedì e sabato (spesso anche la domenica), giorni ormai devoluti al canile da un anno a questa parte, mette a disposizione la propria conoscenza e professione al servizio degli altri, al mio servizio, insegnandomi a creare il giusto rapporto con il cane, ad approcciarmi al cane e a prendermene cura” – ha sottolineato.

“Dopo mesi l’ho capito – scrive ancora nel suo lungo post –  fare volontariato in canile non significa solo portare a passeggio il cane e farlo giocare. Fare volontariato in canile significa lavorare con e per il cane, tornare a casa con le gambe insensibili, schiena dolorante e terra e sudore sparsi per tutto il corpo, ma soprattutto fare volontariato in canile, per me, significa far capire al cane che tutti meritiamo una seconda chance, che non tutti gli esseri umani sono mostri terribili (questa è la parte più difficile, molti dei cani hanno buonissime ragioni per pensarlo), che un abbandono può anche non essere per forza un trauma a vita, ma può anche trasformarsi in un livido, perché ogni centomila persone terribili ne deve esistere una fantastica pronta ad aprire il proprio cuore e la propria casa” – ha specificato.

“È questo che io faccio in canile – prosegue – e lo devo dire chiaramente, io faccio un miliardesimo rispetto a ciò che molte altre persone mettono in gioco per dare le stesse opportunità a tutti i cani di riscattarsi e vivere una bella vita, persone che ti fanno recuperare fiducia nel genere umano, ciò che spero sempre arrivi anche ai cani.  Il bilancio più significativo di questo primo anno, lo redigo ogni volta che, quando stanco e spezzato da un turno sfiancante, parlando del canile con esterni, mi sento chiedere ‘ma chi te lo fa fare?”.

“Generalmente a questa domanda non rispondo più ad alta voce – prosegue –  però in mente mi scorrono rapide le immagini di Cocco che non aspetta altro che il pezzo di legno per uscire, di Furba che mi abbraccia quando entro nella gabbia fino a scavarmi con le unghie nei fianchi, di Silver che incastra la testa tra le mie gambe e pretende le coccole, di Grappa e Cognac che prima di uscire mi devono dare un bacio ciascuno, di Ayrton piccolo guerriero di cui sono ogni volta sempre più orgoglioso, di Torrance che mi guarda con occhi pieni di felicità quando mi avvicino alla gabbia con il guinzaglio” – racconta.

“È questo il motivo per cui quando mi chiedono “tu hai cani?” Non dico più di averne solo uno, ma dico di averne un centinaio circa – specifica ancora – quindi sì, è vero, è stancante la maggior parte delle volte, a volte ci si assume dei rischi, ma la ricompensa è cento volte maggiore di tutti i dolori che possono venire alla fine di un turno: un cane che, dalla gabbia, soggetto a tutti fenomeni atmosferici, passa a un letto, a un divano, ad avere la propria ciotola, ad essere viziato da una famiglia che lo ama come un figlio.  Questa è la mia ricompensa, è questo ciò che me lo fa fare.  Adottate un cane, vi cambia la vita” – ha concluso.


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