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Una “porcata”, il ritorno della vecchia casta, il regalo d’estate. Sono alcune delle reazioni dei cittadini pugliesi legate alla reintroduzione della indennità di fine mandato per consiglieri e assessori: si tratta di assegni di migliaia di euro a testa. Approvata all’unanimità dai 40 presenti nell’ultimo Consiglio regionale del 27 luglio.

L’ultimo atto prima delle pausa estiva. L’emendamento potrebbe costare fino a 4 milioni di euro, e consegna “a partire dal primo gennaio 2013, a coloro che hanno ricoperto le cariche di consigliere regionale o di componente della giunta regionale, l’assegno di fine mandato, anche se cessati dalla carica nel corso della legislatura”.

Quindi si tratta di una norma retroattiva, votata anche dal Movimento 5 stelle (ormai diviso) tranne per la consigliera Antonella Laricchia assente per motivi di salute. Questa mattina per ribadire la contrarietà al fianco di Laricchia sono scesi in strada altri esponenti locali M5s, tra cui l’ex consigliere comunale Sabino Mangano, all’esterno del palazzo in via Gentile.

Così la politica coesa con la firma di tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione cambia bruscamente rotta nel rapporto fiduciario con gli elettori. Nel 2013 l’ex governatore Nichi Vendola sostenne l’abolizione dei vitalizi e la fine dell’assegno di fine mandato.

Con Michele Emiliano, fin troppo silente finora, si interrompe la continuità sulla presunta trasparenza e l’abbattimento dei privilegi della casta. “Ormai siamo abituati a tutto”, uno dei commenti rassegnati che si leggono sui social.


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