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Il Reddito di cittadinanza resta dove sta. Sarà piuttosto rafforzato nell’azione di contrasto alla povertà e sarà collegato alle politiche attive del lavoro. Ribaltando lo schema: il reddito a valle degli interventi per favorire l’occupazione e non il contrario.

L’Italia è arrivata penultima, prima solo della Grecia tra i Paesi europei, a dotarsi di uno strumento per sostenere le fasce della popolazione più povere, sarebbe poco comprensibile privarsene tanto più che durante il biennio della pandemia il reddito è stato importante per sostenere i meno abbienti, in particolare nelle regioni meridionali.

Si parte dalla politiche attive del lavoro, il grande assente strutturale nel mercato del lavoro italiano. Ed è grazie alle risorse europee che nel Recovery Plan si trovano 5 miliardi per provare a reinserire il mercato del lavoro 3 milioni di persone ricorrendo alla leva della formazione e della riqualificazione professionale. Nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) sono indicati i percorsi per rendere occupabili (il piano si chiama Gol, Garanzia di occupabilità dei lavoratori) soprattutto giovani e donne che coinvolgeranno direttamente le Regioni, visto che le politiche del lavoro sono ripartite con lo Stato centrale.

 


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