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Cala il numero dei cittadini stranieri residenti a Bari e provincia, ma aumenta nel resto della Puglia. Al 31 dicembre 2020, infatti, la popolazione straniera che vive nello Stivale è pari a 135.356 persone (+1,2%), mentre quella che vive nella provincia barese – che comunque rimane la più popolosa – è di 40.955 (-0,4%). È quanto si legge nel Dossier Statistico Immigrazione 2021 redatto dal Centro Studi e Ricerche IDOS e, in particolare, nel rapporto sulla situazione regionale promosso da CGIL Puglia. Bari però è la provincia che nel 2020 ha registrato il maggior numero di nuove acquisizioni di cittadinanza – 613 su 1.797 in totale – distaccando Brindisi (354), Foggia (274), Lecce (255), Bat (169) e Taranto (132).

Secondo il report la Puglia rimane una delle regioni con il numero di stranieri residenti più basso rispetto al totale della popolazione (3,4% contro una media nazionale dell’8,5%, dato costante nel corso degli ultimi 3 anni). Oltre la metà degli immigrati che risiedono in Regione provengono da Paesi europei (54,8%), seguiti da Africa (23,7%), Asia (18,1%) e America (3,3%). I primi cinque Paesi per numero di residenti in Regione sono Romania, Albania, Marocco, Cina e Senegal: “Le presenze migranti sono ormai una realtà stabile e profondamente radicata – si legge nel rapporto -. È il caso, per esempio, dei cittadini marocchini, senegalesi, cinesi e albanesi che, insieme ai romeni, sono i gruppi che rappresentano il maggior numero di cittadini stranieri”.

La pandemia ha decisamente inciso sugli spostamenti migratori verso la Puglia: nel 2020 le iscrizioni anagrafiche sono calate di 2.564 unità, pari al -27% (anche i rilasci dei permessi di soggiorno sono diminuiti del 24,3%). Stesso discorso per i trasferimenti verso l’estero: 916 nel 2020 a fronte dei 2.061 dell’anno precedente (-55,6%). I tassi di attività, occupazione e disoccupazione degli stranieri in Puglia sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto al 2019.

L’occupazione è pari al 46% (contro il 46,2% dei cittadini italiani), mentre la disoccupazione è al 22,7%, cioè quasi il doppio di quello degli italiani (13,6%). L’87,8% degli occupati stranieri svolge un lavoro di tipo dipendente: il 51,3% è impiegato in un lavoro manuale non qualificato, mentre il 30% come addetto alle vendite o servizi alla persona. Solo il 2,1% svolge una professione intellettuale o tecnica o è inquadrato come dirigente. Sensibile nel 2020 è stato il calo della retribuzione media mensile percepita dai lavoratori stranieri in Puglia: 63 euro a fronte dei 4 persi dai cittadini italiani.

Per quanto riguarda il lavoro autonomo (dati Infocamere/G. Tagliacarne), le imprese pugliesi condotte da cittadini nati all’estero hanno registrato un incremento dello 0,7%. A Bari, invece, si è avuto un piccolo decremento (-1,7%).
Stabile il numero di figli nati da cittadini stranieri: 1.455 durante il 2020, 1.525 durante il 2019 e 1.499 durante il 2018.

Dei ragazzi stranieri che frequentano le scuole (il 3,2% degli studenti pugliesi) il 50,8% è nato in Italia, segno del radicamento della componente straniera nel territorio pugliese. Oltre la metà dei cittadini non comunitari regolarmente presenti in Puglia (il 53,3%) ha un permesso di soggiorno di lunga durata. È indicativo della stabilizzazione sul territorio anche il fatto che il 48,6% dei permessi a termine sia concesso per motivi famigliari, a fronte di una quota del 20,4 per motivi di lavoro e del 24,9% per protezione internazionale.


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