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Bari, neonato e mamma per 18 ore al pronto soccorso: “Nemmeno gli animali trattati così”

Pubblicato da: Daniele Leuzzi | Ven, 5 Novembre 2021 - 07:30
Reparto trambusti Giovanni XXIII

“Ho portato mia moglie e figlio neonato di 15 giorni al pronto soccorso per una presunta bronchiolite, abbiamo dovuto attendere 18 ore senza ottenere nemmeno la visita ma solo il trasferimento in ambulanza verso un’altra struttura. Dalle 11 di mattina del 2 novembre alle 5, praticamente all’alba, del giorno successivo”.

Con rabbia e anche rassegnazione un papà barese, Daniele D’Introno, racconta a Borderline24 l’esperienza da incubo capitata al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni XXIII. Da tutti conosciuto come l’ospedaletto, un luogo che dovrebbe accogliere nel migliore dei modi i più piccoli nei momenti difficili, proprio quando i genitori chiedono aiuto.

Invece la fase di triage e accoglienza evidentemente non ha funzionato. Dando la priorità ai codici d’emergenza e ai casi più urgenti la corsa in ospedale si è trasformata in una maratona senza fine. “Ben 16 ore senza mangiare, nemmeno un minimo d’assistenza – aggiunge D’Introno – purtroppo ci è stato detto che il personale non era sufficiente e che potevo solo chiamare i carabinieri per lamentarmi. Ma a cosa sarebbe servito? Non ero solo in coda, tutta la gente presente si lamentava e ovviamente i bambini infastiditi dal disservizio iniziavano a piangere e lamentarsi”.

“Come si può rimanere indifferenti? – aggiunge – C’era un solo medico per un nosocomio così importante. Un vero schifo, nemmeno gli animali vengono trattati così. Non tornerò mai più e voglio segnalare l’episodio affinché non si ripeta ad altre persone ignare”, conclude D’Introno. Per fortuna dopo il trasferimento in ambulanza al Miulli, il neonato sta meglio.

Oltre alle problematiche di personale, il Pediatrico vive un periodo di pressione per il virus sinciziale e nell’ultimo periodo due bambini sono stati ricoverati in terapia intensiva. Si tratta di un patogeno respiratorio molto comune, che può in realtà infettare l’apparato respiratorio di pazienti di qualunque età, ma colpisce principalmente i bambini nei primi anni di vita. La situazione è comunque sotto controllo ma il caso raccontato da via Amendola immortala solo alcuni dei disservizi che affliggono il sistema di sanità pubblica regionale.

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