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Più auto in circolazione e crollo quasi uniforme nell’utilizzo del trasporto pubblico con livelli di smog e di perdite lungo la rete idrica preoccupanti. E’ quanto emerge dal rapporto Ecosistema Urbano 2021, realizzato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ORE e presentato questa mattina in diretta streaming sui siti di Nuova Ecologia e Sole 24 ORE, sul canale YouTube e sulla pagina LinkedIn di Legambiente.

Tra i fanalini di coda si colloca la Puglia, con Brindisi (30,03%) che però paga un problema da parte del Comune nella comunicazione dei dati, il che ha reso non completamente attendibile la media percentuale generale della città. In Puglia è Lecce la migliore città in regione collocandosi al 67° posto (49,64%), segue Taranto, che è l’unica città che sale in classifica, al 77° posto (45,66%), Bari all’88° posto (42,53%), Foggia al 90° (41,49%), e Brindisi al 103° (30,03%). I dati delle città capoluogo della provincia di Bat non sono stati presi in considerazione perché incompleti e in alcuni casi non pervenuti.

Bari, invece, scende dall’84° all’88° posto ma in generale migliora i propri dati riguardanti l’emissione nell’aria di No2 (da 29,74 ug/mc del 2020 a 24,8 ug/mc del 2021) e Pm10 (da 23,25 ug/mc del 2020 a 22,5 ug/mc del 2021), l’infrastrutturazione per ciclabilità (da 3,27 meq/100 ab a 4,78), gli alberi/100 abitanti (da 8,86 a 15 del 2021), anche se spicca per alcune “buone pratiche”, come il parco nella Caserma Rossani e l’incremento del verde. Esemplare in questo caso la zona dell’ex gasometro. A Foggia, che passa dall’88° posto del 2020 al 90° del 2021, i dati rispetto allo scorso anno restano uguali. Gli unici indicatori che vedono uno scostamento sensibile sono quelli dei rifiuti pro capite da 530 kg/ab del 2020 a 405 e un indice di raccolta differenziata dal 26% al 22%.

A fare meglio è Lecce, la migliore delle città pugliesi, che lascia sostanzialmente invariati i valori degli indicatori rilevati lo scorso anno ma perde dieci posizioni in classifica generale rispetto all’edizione 2020. Crolla invece l’uso efficiente di suolo da 6,40 a 2. Il dato è composto dagli indici di consumo di suolo pro capite e la land use efficiency che valuta i cambiamenti in rapporto ai residenti. Taranto è l’unica che sale in classifica passando dall’86° posto del 2020 al 77° del 2021, migliorando nella qualità dell’aria con un calo della concentrazione media di No2 da 14 a 10 ug/mc. Leggero aumento di prestazioni anche nella presenza di alberi per cento abitanti, da 9,27 a 17 e nel verde totale da 13,87 mq/abitante a 14,4.

In generale, nel 2020, anno segnato dall’emergenza sanitaria, i capoluoghi italiani non hanno migliorato le loro performance ambientali.  A livello nazionale soltanto Trento supera l’80% (84,71%), confermandosi in testa alla classifica generale con un miglioramento delle performance nell’uso di suolo e nelle concentrazioni di NO2 e PM10, un aumento della raccolta differenziata e delle infrastrutture ciclabili; al secondo posto si colloca Reggio Emilia (77,89%) che aumenta lo spazio dedicato ai pedoni e alla ciclabilità e il numero di alberi piantumati; al terzo posto, infine, c’è Mantova (75,14%) che migliora le performance sulla qualità dell’aria, diminuisce le perdite della rete idrica e aumenta la differenziata.

Il report, in particolare, prende in considerazione 105 capoluoghi e si basa sull’analisi di 18 indicatori riguardanti le sei componenti di aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia per stilare una classifica delle performance ambientali delle città. A fronte di un punteggio massimo teorico di 100, la media percentuale totalizzata dai centri urbani nel 2020 rimane ferma al 53,05%, identica a quella della scorsa edizione.

 


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