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Decaro non ci sta. Il sindaco di Bari scrive agli eredi del teatro Petruzzelli e spiega la sua posizione.

“Leggo con stupore – scrive – l’ennesima dichiarazione, resa dai Vostri avvocati, in merito agli scenari futuri e alle ipotesi di soluzione della vicenda “Petruzzelli”. Non Vi nascondo che l’inopportuno stillicidio di dichiarazioni, con continue pretese al rialzo, non solo ha l’amaro sapore della provocazione ma, soprattutto, non favorisce quel clima di distensione che pure avevo fortemente auspicato nei giorni scorsi.

Infatti, all’indomani della pubblicazione delle due sentenze della Corte d’Appello, ho sentito il dovere di interpretare l’interesse dell’intera comunità cittadina e per tale ragione – avendo a cuore la tutela della fruibilità pubblica di uno dei beni culturali più rilevanti di Bari – ho, immediatamente, proposto l’avvio di un confronto sereno e costruttivo tra le parti.

In verità, pensavo fosse arrivato il momento di fare tesoro dell’esperienza del passato, così segnata dal peso di un asfissiante contenzioso e di una ridondante produzione di atti amministrativi, per ripartire, con impegno sincero, verso una riflessione su ogni possibile soluzione che abbandonasse la via del conflitto per perseguire quella virtuosa della composizione degli interessi in campo.

Con questi sentimenti e con questo spirito, ho raccomandato ai miei avvocati, e a quelli delle parti pubbliche interessate, di evitare di rilasciare interviste o dichiarazioni, anche sui numerosi aspetti tecnici delle due sentenze che rimangono controversi e – a mio modo di vedere – penalizzanti per le Amministrazioni pubbliche. Ciò, non solo per il rispetto che si deve ai Giudici a cui è stata affidata la responsabilità di decidere su una vicenda che si sarebbe potuta disciplinare fuori dalle aule giudiziarie, ma anche perché nessun confronto può partire se ci si esibisce in dichiarazioni unilaterali.

Purtroppo, devo constatare che tale atteggiamento, prudente e rispettoso, non ha dato i suoi frutti. Mentre io ho scelto la linea del riserbo, con gli avvocati delle parti pubbliche che si sono rigidamente conformati alle mie indicazioni, dall’altra parte, con ritmo crescente, ho registrato iniziative, dichiarazioni, richieste e valutazioni, tutte rigorosamente a mezzo stampa, che – puntando addirittura a cancellare del tutto ciò che dicono le sentenze – rappresentano delle vere e proprie provocazioni.

Sul punto vorrei essere chiaro: chi ha il compito di rappresentare gli interessi di una comunità ha il dovere, sempre, della pazienza e dell’ascolto. Tuttavia, nell’interesse dei cittadini, non si può consentire che la disponibilità al dialogo venga travisata in modo cosi plateale come sta avvenendo in questi giorni.

Nessun amministratore pubblico che abbia a cuore l’interesse della propria comunità può permettere che vengano unilateralmente poste delle condizioni per avviare un confronto, specie se le condizioni sono la cancellazione di ciò che è stato stabilito dai Giudici, piaccia o non piaccia. Anzi, consentitemi di evidenziarVi come sia paradossale che questo venga perpetrato da chi, in spregio sia al valore semantico del termine sia all’essenza di questo istituto, proponga invece la mediazione come ipotesi di lavoro.

Credetemi, dico questo con il rispetto che i baresi hanno sempre avuto nei confronti di chi, agli inizi del secolo scorso, ha realizzato il più bel Politeama borghese d’Europa grazie al felice incontro tra l’intraprendenza privata e la disponibilità dell’amministrazione comunale. Quella circostanza consentì di realizzare allora uno straordinario luogo di cultura, simbolo identitario della nostra città.

Un bene prezioso, costruito con lungimiranza, che per troppi anni è rimasto un cumulo di macerie e che, come sanno bene i cittadini, non avrebbe avuto alcun futuro se Io Stato e gli Enti territoriali non avessero avviato e portato a termine la ricostruzione con risorse pubbliche, restituendolo alla città nel suo antico splendore dopo ben 18 anni dal tragico incendio del 1991. Oggi, inoltre, il Petruzzelli non sarebbe un punto di riferimento nazionale ed internazionale se la Fondazione, sostenuta anch’essa da risorse pubbliche, non avesse rifondato l’identità culturale del teatro, interpretando cosi le aspirazioni dei baresi.

La considerazione obiettiva di tali circostanze avrebbe dovuto consigliare maggiore prudenza ed evitare inutili prove muscolari che, inevitabilmente, condizionano Io spirito della mia proposta.

Con rammarico, credetemi, devo constatare che sono venute meno le condizioni che mi avevano spinto a chiederVi un incontro. Mi spiace molto perché, interpretando lo spirito della cortese lettera che mi ha inviato la professoressa Maria Messeni Nemagna, avevo creduto vivamente in una nuova prospettiva.


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