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Prima ricevono un messaggio informale in cui viene comunicato un caso positivo al Covid tra i bambini della classe, poi, in serata, sempre tramite comunicazione ufficiosa, scoprono che il caso positivo riguarda un’insegnante. Ma né dalla scuola, né dalla Asl, nessun messaggio su come agire. E’ accaduto nel V Municipio, più precisamente ad una classe dell’Istituto Comprensivo Aristide Gabelli, a Santo Spirito. A raccontarlo a Borderline24 una mamma.

Dall’assenza di comunicazioni ufficiali, alla mancata osservazione dei nuovi protocolli sui contagi per la scuola previsti dalla Asl (entrati in vigore lo scorso 6 novembre), ma non solo. Anche l’assenza di segnalazione dei bimbi della classe alla Asl per il tracciamento e alla quarantena, prevista solo per questi ultimi, senza coinvolgere i conviventi, che hanno dunque il permesso di uscire liberamente “nonostante possano essere positivi al Covid-19 e contribuire alla diffusione del contagio”. Sono solo alcune delle problematiche che preoccupano i genitori. Ma andiamo per gradi.

E’ il primo dicembre, i genitori, tramite comunicazione informale sul gruppo WhatsApp della classe ricevono il primo messaggio. Dopo un primo momento di panico (anche perché si parlava di bimbo positivo, dunque era più probabile il contagio tra i piccoli), in serata, arriva un altro messaggio informale in cui ai genitori viene detto che ad essere positiva è un’insegnante. La stessa, fa sapere la mamma “Nelle giornate precedenti aveva fatto fare lezione ai bambini con le finestre completamente spalancate perché già accusava i sintomi e aveva il raffreddore”, dichiara la mamma. Esattamente due giorni (il 3 dicembre) dopo queste comunicazioni scambiate tra le mamme e le rappresentanti, arriva un messaggio sulla piattaforma Teams da parte della scuola che comunica che per i piccoli è previsto un tampone a 10 giorni dall’ultimo contatto con l’insegnante (29 novembre).

Passa qualche giorno, ma dopo il tam tam di messaggi scambiati sulle chat scolastiche e la comunicazione su Teams, non arriva nessun altro avviso ufficiale. “Per alcuni giorni non abbiamo saputo cosa fare – ha spiegato la mamma – la scuola ha fatto di testa propria. Tutt’ora non siamo sicuri di nulla. Per scrupolo, io e gli altri genitori, non siamo andati al lavoro e abbiamo effettuato i tamponi a pagamento. Ho atteso le 72 ore utili per avere maggiore tranquillità. Adesso, con la consapevolezza che fortunatamente i piccoli sono tutti negativi, loro sono però ancora a casa, mentre dovrebbero essere tornati a scuola” – ha sottolineato.

La nuova normativa per le scuole (entrata in vigore lo scorso 6 novembre) prevede che la scuola fornisca un modulo alle famiglie permettendo loro un tampone gratuito immediato e uno a cinque giorni, con successivo rientro in caso di negatività accertata. A scuola non possono rientrare solo gli alunni positivi. La scuola in questione però, fa sapere la mamma, “non ha adottato il nuovo protocollo, ma si è attenuta invece a quello precedente”. Fattore quest’ultimo che ha provocato non pochi disagi ai genitori che, non risultando in quarantena, pur di non lasciare i piccoli a parenti o baby sitter visto il rischio del contagio, hanno perso giornate di lavoro ed effettuato a proprie spese i tamponi. Ma non solo.

Al contrario di quanto previsto dalla precedente normativa, la nuova prevede che i piccoli rientrino a scuola proprio per evitare che i bambini possano rivivere “i disagi” della didattica a distanza. Ad oggi, dopo diversi giorni, la classe ha invece perso giornate di scuole in presenza. Ad aggravare il tutto, spiega la mamma, il fatto che non ci sia un supplente in sostituzione all’insegnante risultata positiva e che una volta effettuato il tampone molecolare, la classe tornerà fra i banchi a ridosso delle vacanze natalizie, dunque per pochissimi giorni.

“Hanno perso tanti giorni di scuola – ha raccontato ancora la mamma – il tampone organizzato dalla scuola è previsto per sabato. Fatto ancora più grave è che i piccoli non erano neanche segnalati alla Asl inizialmente, lo abbiamo scoperto per caso, effettuando alcune chiamate per capire come comportarci, perché nessuno ci ha detto nulla, se non che sarebbe stato effettuato un tampone ai bambini a 10 giorni.  Abbiamo scoperto da soli della possibilità di effettuare il tampone gratuito. A questo si aggiunge il fatto che né i genitori, né gli altri conviventi, tra cui fratelli e sorelle, risultano in quarantena, questo significa che è venuto meno tutto il tracciamento utile per non diffondere il virus. Gli altri bambini possono continuare ad andare a scuola e noi al lavoro. Secondo loro avremmo dovuto lasciare i piccoli a casa da soli? Oppure ai nonni? Esponendoli così al rischio di un ipotetico contagio? E se il tampone molecolare dovesse dare esito positivo?”– ha specificato.

I genitori, negli scorsi giorni hanno inviato una lettera al dirigente scolastico chiedendo delucidazioni in merito, allegando alla lettera gli esiti dei tamponi antigenici effettuati dai piccoli in data 4 dicembre, tutti con esito negativo. “Dalla nota tecnica – scrivono riferendosi alle indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione Sars-Cov-2 in ambito scolastico – si evince che se i contatti individuati effettuano un test antigenico o molecolare, valido ai fini diagnostici, con risultato negativo, si può rientrare a scuola”. Oggi, di fatto, i piccoli sono ancora a casa e i genitori, ancora senza informazioni certe. Adesso bisognerà attendere il risultato dei tamponi molecolari che i piccoli effettueranno al Di Venere sabato prossimo.

“Sembra che il distretto di Bari – ha sottolineato la mamma – non si stia allineando alle nuove normative. C’era stato un caso simile sempre nel V Municipio, ma è ormai passato un mese dal 6 novembre, ormai dovrebbero aver preso in carico il nuovo protocollo. Avremmo voluto avere informazioni chiare su come comportarci, soprattutto per far rientrare i piccoli in classe e non fargli perdere altri giorni di scuola, dopo quanto vissuto nell’anno passato. Ma anche per non essere veicolo di contagio. Senza contare che sorelle e fratelli, secondo la Asl, avrebbero potuto continuare ad andare a scuola, senza invece fare una quarantena. E’ tutto un grande controsenso” – ha concluso la mamma. Immediata la replica della dirigente, la quale ha sottolineato che la scuola ha avvisato tempestivamente i genitori e che, inoltre, vengono seguite le direttive del dipartimento.


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