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Guerra in Ucraina, notte di paura a Kiev: “Stesi a terra, al buio, ogni allarme un incubo”

Pubblicato da: Samantha Dell'Edera | Dom, 27 Febbraio 2022 - 09:31
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La notte è stata la più difficile dall’inizio del conflitto. Per gli italiani, tra cui anche pugliesi, rifugiati nel sito protetto dell’ambasciata a Kiev è stato un incubo. Un continuo “salire e scendere” nel bunker ogni volta che arrivava l’allarme per attacchi. Alla fine sono rimasti per ore rinchiusi nel sottosuolo. Al buio. Con una ventina di bambini, di cui otto neonati. “Qualcuno era rimasto ancora sopra – ci raccontano – perché sembrava la situazione più tranquilla, all’improvviso un altro allarme e sono stati fatti sdraiare a terra. Al buio. In silenzio”.

Alcuni dei rifugiati sono partiti nel primo pomeriggio di ieri, approfittando di un convoglio dell’Ocse, ma le famiglie sono rimaste. Quel convoglio non aveva nessuna certezza su durata, destinazione e soprattutto sicurezza nel viaggio.

Ma sotto gli allami assordanti, sotto quei suoni che si porteranno dietro per il resto della loro vita, per alcuni forse la scelta di rimanere è stata quella sbagliata.

“Non so cosa pensare – continuano – forse era meglio partire anche in quelle condizioni di insicurezza. Questa notte fa davvero paura”. Parliamo con i rifugiati via whatsapp. Sperando ogni volta nella “spunta blu”, la certezza che il messaggio sia stato letto. Alcune volte non viene proprio recapitato, significa che sono nascosti nel bunker. Dove le linee non prendono. Dove la notte è ancora più lunga.

“Ogni ora che passa cerchiamo di non farci travolgere dalla disperazione – continua – lo dobbiamo ai nostri figli. Ma governo italiano dove sei? Non capiamo perché non ci aiutano ad evacuare. Se sono partiti quelli dell’Ocse perché l’Italia non può organizzare un convoglio sicuro, autorizzato, protetto? Ci consigliano tutti di restare al riparo, ma è facile parlare da dietro le scrivanie”.

Chi è al riparo in ambasciata non è potuto partire prima, non per scelta. “Se avessimo potuto saremmo andati via molto prima da tutto questo – continuano – questa non è la nostra casa. La nostra casa è l’Italia e vogliamo tornarci. Dobbiamo ringraziare l’ambasciata perché ci sta offrendo un riparo, qui ci sono ancora luce e calore. Ma capiamo che più si va avanti più la situazione diventerà difficile”. (Foto facebook)

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