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Divario tra Nord e Sud, Cgil Puglia: “Puntare subito su innovazione e lavoro”

Pubblicato da: redazione | Sab, 1 Ottobre 2022 - 15:00
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“La presentazione a Bari del rapporto della Banca d’Italia Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico, è la fotografia di un paese che se vuole crescere deve investire sulle aree del Mezzogiorno, un Sud da guardare come risorsa e opportunità e non come zavorra o peggio appesantito da ulteriore divari spingendo su provvedimenti sbagliati e ingiusti come l’autonomia differenziata delle regioni più ricche del Paese”. È il commento del segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo.

“Nel rapporto si legge come le già gravi differenze territoriali si siano ulteriormente aggravate fino al 2019, e durante la fase recessiva cominciata nel 2007 e protrattasi fino al 2014 il Pil del Mezzogiorno si è ridotto quasi del doppio rispetto a quello del Centro Nord, e la ripresa successiva è stata assai più modesta. Questo ha avuto ripercussioni sul lavoro e ha fatto riprendere una forte emigrazione giovanile e non dal Sud verso il nord del Paese e l’Europa, aumentando quel rischio di desertificazione demografica che da anni paventa lo Svimez. Ordinando le 300 regioni dell’Unione Europea in base al tasso di disoccupazione, le quattro grandi regioni del Sud compresa la Puglia si collocano negli ultimi dieci posto della graduatoria”.

Debolezze strutturali del sistema produttivo – bassa specializzazione e forte frammentazione – “che hanno determinato un abbattimento degli investimenti. Infine la pandemia, che ha fatto emergere i ritardi nella digitalizzazione anche della pubblica amministrazione. E proprio nella PA si registrano uguali divari tra Nord e Sud rispetto a un indice di qualità della governance, ad esempio rispetto alla capacità di progettazione di opere pubbliche o al rispetto dei tempi di realizzazione”, sottolinea il segretario della Cgil Puglia.

Argomenti, dati, numeri “che delineano lo stato di sofferenza di questi territori e che sono alla base della straordinaria dote destinata all’Italia dal  Next Generation EU, oltre 200 miliardi che devono servire a colmare quei divari territoriali, sociali, generazionali, di genere. Nessuno può permettersi di sottrarre al Sud quel 40% degli investimenti che come da legge deve ricadere sulle regioni del Mezzogiorno. Serve ammodernare la PPAA, sostenere le imprese a intraprendere riconversioni produttive, a investire in innovazione di prodotto e processo per trascinare buona occupazione, serve vincere la sfida della transizione digitale ed energetica. Altro che autonomia differenziata, senza lo sviluppo del Sud tutto il Paese è destinato a un futuro incerto dentro la competizione europea e mondiale”.

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