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Entro il 2050, i batteri super resistenti agli antibiotici potrebbero diventare la prima causa di morte del mondo superando infarto e ictus. È l’allarme lanciato da Andrea Mondelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) negli scorsi giorni.

“È lo scenario che ci attende – ha sottolineato – se non si mettono in pratica comportamenti individuali responsabili e in assenza di politiche e interventi mirati”. Il riferimento riguarda nello specifico l’antibiotico-resistenza, problematica che preoccupa in particolar modo l’Italia che, ad oggi, è “maglia nera” in Europa, con 15mila morti l’anno per infezioni ospedaliere da batteri resistenti. Secondo gli esperti, si tratta in particolare di una vera e propria “pandemia silenziosa” per la quale è urgente intevenire tramite la promozione di un uso “razionale” degli antibiotici, sia dentro, sia fuori dagli ospedali.

“La disinformazione – sottolinea Mandelli – è tra le principali cause di utilizzo inappropriato di antibiotici che si registra, ad esempio, per curare l’influenza o il raffreddore durante il periodo invernale. Gli antibiotici sono una delle conquiste fondamentali della ricerca medica che rischiamo di compromettere a causa di un uso eccessivo, e in molti casi improprio, di questi farmaci. Utilizzarli correttamente è una responsabilità di tutti per evitare di ritrovarci in futuro senza strumenti efficaci per combattere le infezioni, ai danni soprattutto di chi è più fragile” – conclude.

L’allarme in merito a questo fenomeno era stato lanciato anche dall’Aifa, in particolare dal direttore generale Nicola Magrini. ” In Italia questo fenomeno è influenzato da due fattori negativi in particolare – ha sottolineato – siamo forti consumatori di antibiotici e usiamo troppo antibiotici che possiamo definire peggiori in termini di insorgenza della resistenza. Ovvero prendiamo troppi antibiotici di ultima scelta, che da noi vengono invece spesso utilizzati come prima scelta. E’ importante produrre dati e sensibilizzare agli stessi. L’Aifa ha storia ventennale in questo ambito, con pubblicazioni di Rapporti noti e molto ben consultati. Servono raccomandazioni basate sulle migliori evidenze, che si occupino anche di falsi miti” – ha concluso citando  il falso mito che la terapia antibiotica “non possa essere interrotta se le condizioni lo consentono”.

Foto repertorio


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