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“I costi stanno diventando insostenibili, è aumentato tutto. Non avremmo voluto arrivare a tanto, ma se continua così saremo costretti anche noi ad aumentare i prezzi sul menù. È un rischio che dobbiamo correre per sopravvivere”. È il grido d’allarme di Vito, un ristoratore Barese che dal 2019, dopo anni di street food, ha avviato assieme alla moglie Claudia un’attività a Palese investendo in un campo che, più o meno esattamente un anno dopo dal taglio del nastro, è stato travolto prima dalla pandemia, poi, a emergenza sanitaria rientrata, dal contraccolpo causato dalla guerra, che ha visto un incremento esponenziale dei costi.

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Dall’aumento delle bollette, soprattutto quello del gas, a quello del carrello della spesa, sino a tutto il materiale necessario per portare avanti un’attività di ristorazione, come ad esempio una confezione di vassoi per l’asporto che se fino a qualche mese prima venivano a costare 12 euro oggi costano 24, ma non solo. Sono tante le problematiche che stanno portando oggi il ristoratore a compiere una scelta definita più volte “rischiosa” per via della possibilità che i clienti, anche quelli ormai fidelizzati, altrettanto provati dalle difficoltà economiche, possano smettere di frequentare il locale.

“Andiamo avanti con non poche difficoltà – ha spiegato Vito – sino ad oggi, in quasi quattro anni di attività, non abbiamo mai voluto apportare alcun aumento, anche quando i momenti sono stati difficili, come durante l’emergenza sanitaria. La nostra è una politica forse diversa dagli altri, non abbiamo mai fatto pagare il coperto e mai lo faremo. Non vogliamo guadagnare sugli altri, vogliamo fare del nostro meglio per offrire qualità e far sentire a chi frequenta il nostro locale portando a casa quello che serve per vivere. Tanti però nemmeno immaginano cosa ci sia dietro un’attività di questo tipo, da un po’ di tempo andiamo avanti a fatica e di chiudere serranda, dopo i sacrifici fatti per realizzare questo progetto, non vogliamo neanche parlarne” – ha sottolineato elencando gli aumenti che più stanno provando l’attività.

In primis, tra questi, ci sono le bollette, aumentate in maniera esponenziale, ma anche il pane, la carne, tutto il cibo che contiene olio, le scatole con i guanti in lattice, il gas, il costo delle bevande come la birra e gli spostamenti in auto per recuperare tutto quello che serve per offrire qualità in tavola. “Non è più possibile andare avanti –  ha proseguito – non si tratta più di vivere, ma di sopravvivere. Non faccio più neanche il calcolo per sapere a quanto arrivo a fine mese, vivo con quello che resta dopo aver fatto la spesa, pagato le bollette, l’affitto del locale e i dipendenti. I guanti in lattice, per fare un esempio, prima mi venivano a costare meno, ora un rifornimento di almeno 20 scatole mi costa quasi 200 euro. Così come tutte le bevande che contengono gas in quanto i rincari del prezzo hanno ridotto le forniture di biossido di carbonio in forma liquida. Sul prossimo menù dovrò necessariamente fare delle modifiche e sono mortificato per questo, ma spero che la gente comprenda” – ha detto ancora sottolineando che non gonfierà i prezzi in maniera eccessiva, ma il giusto, per rientrare nelle spese ed evitare di “chiudere per sempre”, come tante altre attività.

“In molti, forse in troppi – ha detto infine – speculano moltissimo su questa situazione.  Questo non lo giustifico, perché non è giusto. Una vaschetta di patatine, per esempio, non posso farla pagare 3 euro, se un ragazzino che frequenta assiduamente il posto l’ha sempre pagata 1.50. Le persone che ci scelgono lo fanno per delle ragioni e vanno rispettate.  Forse da noi vengono ancora perché abbiamo i prezzi bassi, non abbiamo mai fatto alcuna maggiorazione dal 2019. Siamo fortunati perché nonostante la crisi e la stagione invernale, più dura per chi ha spazi esterni, il nostro locale è frequentato. Ci sono posti che stanno subendo un contraccolpo davvero duro, perché molti non riescono più a permettersi uno sfizio come una cena fuori. Comprenderei se dovessero scegliere di non venire più, perché per nessuno è facile, stiamo vivendo un periodo difficile, aumenta tutto, ma non aumentano gli stipendi, come si può tirare avanti? Come fanno le famiglie? Questo porta a fare scelte difficili. Purtroppo, anche dietro le piccole aziende ci sono famiglie che devono riuscire, in un modo o nell’altro, a sopravvivere. Così è per noi, per mia moglie, i miei figli e i ragazzi che lavorano con me, la nostra è una azienda a conduzione familiare. Come andrà a finire non lo so, ma ci sentiamo abbandonati e poco tutelati, sia in qualità di piccoli imprenditori, sia in qualità di cittadini. Speriamo che tutto questo possa finire davvero presto” – ha concluso.


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