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Quanto tempo occorre per guarire la parodontite

Pubblicato da: C.P. | Mar, 13 Giugno 2023 - 09:30
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L’argomento che andremo a trattare all’interno di questo approfondimento si rivela particolarmente delicato, accomunando – tra l’altro – un numero cospicuo di persone. Parleremo, infatti, di parodontite, ossia una malattia cronica che, come detto, presenta un’alta frequenza nella popolazione, al punto da essere considerata endemica dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ad oggi, dati alla mano, si stima un totale di 743 milioni di persone affette, ossia circa l’11% della popolazione mondiale.

La parodontite è una malattia subdola, difficile da diagnosticare e che, pertanto, richiede il supporto di un odontoiatra. Di certo, si tratta di una patologia prevenibile, in primis, con un’igiene orale sana e astenendosi da vizi dannosi come quello del fumo. In ogni caso, però, riteniamo necessario sottolineare come la parodontite sia curabile, seppur con metodiche differenti e con trattamenti dalla durata disparata. Ovviamente esistono percorsi di guarigione più rapidi rispetto a quelli che prevedono l’assunzione di medicinali e il ricorso al laser – i cui dettagli vengono descritti in maniera accurata nel blog di Excellence Dental Network, centro odontoiatrico specializzato in questa tecnica – è indubbiamente uno dei più efficaci.

La parodontite, dunque, richiede costanza nella cura e nel controllo dei fattori di rischio, durante tutta la vita. Secondo i medici specialisti, infatti, una corretta gestione di patologie come la piorrea può condurre a risultati ottimali e anche duraturi nel tempo, a patto che condizioni come questa non si trascurino, per non rischiare che si aggravino anche in maniera più seria, arrecando problematiche che non si rifanno soltanto al cavo orale, ma anche al resto dell’organismo. Scopriamo, ora, cosa c’è da sapere sui tempi di guarigione dalla parodontite, attraverso una panoramica generale sulla cura dalla patologia.

Cura della parodontite: ecco cosa c’è da sapere sui momenti principali della malattia

Come già precedentemente accennato, le pratiche di cura della parodontite sono diverse e presentano un’efficacia altrettanto differente in intervalli di tempi eterogenei. La terapia della parodontite, però, si articola in due principali fasi. La prima, viene anche denominata terapia attiva, mentre la seconda è quella di supporto. Quando si parla di terapia attiva, si fa riferimento ad una pratica che ha lo scopo di arrestare la malattia e di verificare il controllo dei fattori di rischio. Per quanto, invece, concerne la terapia di supporto, essa ha l’obiettivo di mantenere nel tempo la salute parodontale ripristinata dalla prima fase.

La fase di terapia attiva e anche considerata non chirurgica ed è divisa in ulteriori step, tra cui possiamo identificare: la rimozione della placca e del tartaro, la riduzione dell’infiammazione delle gengive, il controllo delle zone potenzialmente soggette alla ricolonizzazione batterica e dei fattori di rischio del paziente, la cura di altre infezioni del cavo orale e di fattori irritanti locali. Inoltre, sempre in questa fase si forniscono informazioni dettagliate sull’igiene orale domiciliare del paziente.

Curare la parodontite in maniera definitiva è possibile? Tutte le info al riguardo

La terapia parodontale viene eseguita a qualche settimana dalla guarigione dei tessuti. Il paradontologo ha, in queste fasi, anche modo di scoprire i risultati conseguiti, eseguendo degli esami ben definiti in grado di fornirgli un quadro completo, attraverso il quale poter agire negli step successivi. Guarire dalla parodontite, insomma, è possibile, con appuntamenti a frequenza variabile dai 2 ai 6 mesi perpetrati con costanza ed una corretta igiene orale. Bisogna sottolineare, però, come tutto questo sia possibile, in primis, attraverso uno sforzo mutuale da parte del paziente e dello specialista che lo segue, ma anche e soprattutto in funzione delle condizioni in cui il cavo orale verte al momento della presa di coscienza. Questo, perché una parodontite avanzata può essere, certamente, più difficile da curare rispetto ad uno stadio primario.

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